Pubblicato in: Lun, Gen 5th, 2015

Un grande compito: Maestro della Fede

Egli è qui: il nucleo di un annuncio che incoraggia gli uomini a credere.

A conclusione dei Vangeli dell’in­fanzia, le parole che Simeone consegna alla Madre custodiscono una mirabile preziosità. L’uomo dell’attesa riconosce che il tempo è compiuto, mostra il piccolo Messia con gli occhi lucidi della fede e le dice: “Egli è qui”. Mi sembra che il grande compito del Vescovo, maestro della fede, sia proprio questo: annunciare a tutto il mondo, ossia al suo popolo, quindi ai suoi collaboratori più prossimi e ogni giorno a se stesso che Egli è qui. Semplicemente, Egli è qui. È questo il primo e grande nucleo di attra­zione che conduce gli uomini alla fede e li irrobustisce nel cammino. Che Lui sia qui è la grande verità del Vangelo. Questo è il primo grande servizio alla fede. Egli è qui per me, che Lui sia qui cambia la vita del vescovo e la mia vita, che lui sia qui riempie di gioia e di senso, illumina il cammino e la meta, offre coordinate etiche, di superamento e di crescita. La presenza del Dio-con-noi cambia noi-con-Dio: la sto­ria di un popolo, la cultura, le aspettative, la giustizia, l’amministrazione del bene comune a partire dalla prima cellula della società, la famiglia. Ma non dimentichiamo che l’incontro pre­suppone l’attesa e la ricerca, conosce ritardi e indietreggiamenti, pericoli e cadute. Ma Egli è qui. Il mistero della vicinanza e dell’incarna­zione consola. La vulnerabilità del “Dio con noi” consola. La caparbietà dell’Amore che di fronte all’indiscussa libertà dell’uomo provoca attrazione come auspicabile risposta, consola. Di qui caduta o risurrezione. Le due vie canta­te nel primo salmo. Egli è qui per costituirci in unità. La dimensione ecclesiale è un dono e contemporaneamente un impegno, come l’a­more e la pace, il perdono e l’accoglienza. È una dimensione che porta ad abbracciare tutti gli uomini amati dal Signore, che riconosce il dono della autorità quale paternità per il bene e la crescita dell’unico corpo, superando muri di divisione e dicotomie. Egli è qui per dirci senza paura che nel tempio si consumano delitto e solennità eppure è dal velo squarciato del tempio che la sacralità dirompe e abbraccia l’universo.

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Egli è qui per dirci che le intrec­ciate relazioni fraterne e fratricide invocano il custode, il padre, la madre, il grido della terra fino alla Parola: “è tuo fratello”. La Chiesa nasce dalla Sua Parola che ci convoca e ci rende fratelli. Egli è qui per custodire e difendere il prezioso e fragile dono della fede. In quest’era dove la società è omologa­ta e livellata, la comunicazione di massa si impadronisce di questa questione abbassan­done l’interesse fino all’indifferenza, come se vivere o morire fosse cosa simile. La sua presenza nella storia svuota ogni falsifica­zione e ogni mitizzazione perché Dio non è un’idea ma carne e ossa, contro ogni cultura di violenza e di morte. La fede ritorna in tutta la problematicità a ricordarci che non puoi restar comodamente indifferente ad un grande annunzio, non puoi farti divorare dal dubbio e dalla menzogna, non è per te l’infe­licità della solitudine. Il Bene della fede di­viene l’umile consegna dell’uomo a Dio che, paradossalmente, a lui si consegna e tutto gli dona: se stesso. Nel rischio e nell’azzar­do supremo, il Padre misericordioso supera nell’eternità e nel tempo la dissolutezza e la prodigalità del figlio minore. Egli è qui. E già questo è stupore. Lo stupore di ogni incontro importante, di ogni volta che ci accostiamo all’Essere amato che ci ama di amore unico e indissolubile. Lo stupore che rende forte l’uomo e trasfigura la sua umanità e la sua storia. Lo stupore che rende forte la Chiesa e trasfigura i suoi limiti e le sue inevitabili cadute. E ci dà la certezza che, anche nei tempi di persecuzione, saremo beati. Il Vescovo, Padre e Pastore, è segno di Lui, qui. Ci aiuti a recuperare i nostri ritardi nel percorso, a non indugiare negli indietreg­giamenti, guardando fisso la meta del nostro andare, godendo di quella stessa gioia che rialza le mura di Gerusalemme. Ci insegni, da autorevole maestro, e ci confermi da cre­dente posto in alto, che Egli è qui.

Michele Carriero

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