Un tarantino sul podio per la Banda della Guardia di Finanza
A colloquio con il Maestro Leonardo Laserra Ingrosso, già studente del Conservatorio “T. Schipa” di Lecce.
La banda è un mondo molto affascinante e particolare; qual è stato concretamente il suo percorso per raggiungere tanti importanti traguardi in tale settore?
Sì, quello della banda è davvero un mondo molto affascinante farne parte a questi livelli è per me motivo di grande soddisfazione artistica e personale. Come per tutto ciò che ruota attorno al mondo della musica, anche per dirigere una banda bisogna lavorare intensamente preparandosi al meglio grazie a lunghi e costanti anni di studio di quelle che risultano a tutt’oggi le discipline più difficili e impegnative dell’universo Musicale. Porto sempre nel cuore i primi passi che ho compiuto da studente di Musica presso il Conservatorio della nostra terra, il “T. Schipa” di Lecce. Da lì è cominciato il percorso (vd. scheda ndr) che mi ha consentito di raggiungere tanti importanti traguardi, tutto condito da una immensa passione e dedizione capace di donare anima e cuore a questo stupendo lavoro di Direttore di una delle Bande Ministeriali Italiane più conosciute al mondo.
Svolgere il ruolo di direttore di una banda importante a livello nazionale ed internazionale comporta tantissime responsabilità. Come si articolano i suoi compiti specifici?
I miei compiti specifici sono sostanzialmente di due tipi: da una parte quelli di carattere istituzionale che comprendono servizi legati alla vita militare e rappresentativa del Paese, quindi la parata durante la Festa della Repubblica che si tiene da sempre il due giugno di ogni anno, cambi della guardia presso il Palazzo del Quirinale, giuramenti e cerimonie legate alla vita del Corpo, onori a Capi di Stato e rappresentanti della vita politica di tutto il mondo e quanto di più si può trattare all’interno di una Istituzione storica ovvero la più antica forza di Polizia d’Italia, la Guardia di Finanza appunto; dall’altra insiste una cospicua e preziosa attività artistica, fatta di concerti nei più prestigiosi Teatri Italiani ed esteri, tra tutti il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro dell’Opera di Roma, l’Accademia Nazionale di S. Cecilia in Roma, il Massimo di Palermo, il Bellini di Catania il Rossini di Pesaro, La Fenice di Venezia per citarne alcuni e poi l’Emirates Palace di Abu Dhabi e Ground Zero a New York proprio all’indomani dei tragici fatti di quell’undici Settembre 2001, unica Banda Militare al mondo ad essersi esibita in quel luogo simbolo della coscienza Americana dopo la performance della Boston Symphony Orchestra. Impegni questi di grandissima responsabilità artistica e istituzionale.
La cultura bandistica italiana è impregnata di intensa e feconda tradizione; come viene considerata la banda all’estero?
La cultura bandistica italiana è di sicuro tra le più feconde e importanti a livello mondiale, ma la diversità degli usi e dei costumi di altri Paesi, non consentono oggi alla nostra realtà Bandistica di imporsi alla pari di come lo era stato un tempo quando cioè la banda aveva il preciso compito di portare la grande musica nella piazza. Ai tempi in cui non esistevano gli attuali mass-media, la banda in Italia era di fatto l’unico mezzo capace di far conoscere la musica dei grandi dell’era operistica a tutti coloro che, non potendosi permettere di andare a Teatro, attendevano l’arrivo della stessa per sentir parlare e per poter gustare le famose fantasie tratte dalle più celebri opere liriche dei più grandi compositori italiani. All’estero tutto questo non si è verificato quasi mai e proprio in virtù di quanto raccontato sopra a volte la banda italiana all’estero è considerata un poco anacronistica e a volte anche elefantiaca, data la grossa mole di un organico che in pochissimi altri Paesi al mondo viene utilizzato.

















