Pubblicato in: Ven, Set 27th, 2013

UNA CHIESA BELLA…VERSO IL SINODO DEI GIOVANI

Dall’Assemblea Diocesana una certezza:loro possono diventare i protagonisti della nostra comunità.

cuore

Prospettive/Aspettare, pregare, mettersi in cammino.

COSA POSSIAMO DARVI? 

Un altro modello di pastorale/Condivisione e corresponsabilità aiuteranno a far emergere una Chiesa più aperta al dialogo, attenta all’uomo pronta a scommettere la vita. 

Un adulto che osserva e pensa ai giovani, con molta proba­bilità è portato a vederli più come un problema in quanto si disco­stano notevolmente da schemi, da prassi educative, da modi di vivere dettati da tradizione, da formazione familiare di qualche tempo fa, da propo­ste ecclesiali di discepolato che sembrano non avere più quella forza, quello slancio, quella capacità di entrare nel cuore delle nuove generazioni.

Spesso le parrocchie o anche le diocesi si sono accontentate di quei pochi o tanti che hanno accolto progetti educativi spesso carenti di conoscenza di questo “mondo”, esploso negli ultimi decenni senza entrare, anche solo in punta di piedi, in un vissuto che è oggetto di studi di tanti esperti. Giovane chi sei? Dove vai? Cosa vuoi dalla vita? Alcuni studiosi del fenomeno giovanile, usa­no talvolta l’immagine del “rizoma” per titolare questo mondo. Don Tonino Bello il 16 maggio 1982 affermava: “In quanto non albero il rizoma indica il rifiuto totale dell’altro, del sopra, di ogni verticalità; quel procedere senza norma, senza un codificato sistema di valori. In quanto non radice, il rizoma significa il rifiuto di ogni fondazione razionale o tradizionale l’apologia delle di­strazioni, del frammentalismo.

Niente sopra e niente radice. Rimane questa configurazione corporea che è l’unico mezzo di comunicazione e porta con sé la crisi del pensiero e la crisi della parola” (Don Tonino Bello in “La Parrocchia”, Mi­lano, San Paolo, 2013, p. 54). Forse sembra un po’ pessimista la visione di don Tonino, ma sappiamo che l’argomento giovani, anche dal punto di vista della fede, della religione, non si può affrontare senza una lettura, diciamo culturale, di questo mondo problematico ma affascinante. Il mondo giovani­le non è vacuo, come le tesi più drammatiche sembrano sugge­rire.

Certo non gode di buona fama e non ha molti buoni avvocati dalla sua, ma permet­te di vedere meglio la natura della transizione che la nostra società sta vivendo sotto il pro­filo religioso. Giovanni Paolo II lo aveva intuito quando ha chiamato i giovani: “sentinelle del mattino”. Stiamo cammi­nando verso un “cristianesimo scelto”, verso un cristianesimo in cui l’identità religiosa è sem­pre più il frutto di una scelta personale e i giovani sono il segno evidente che quasi pro­feticamente, anche se in modo inconscio, dice la non impor­tanza di una passiva apparte­nenza, ma anche il coraggio di farsi domande e scegliere in libertà il motivo del proprio vi­vere il presente e il futuro della vita. Da da questo punto di vista l’atteggiamento giudicato scanzonato con cui i giovani si relazionano alla fede, con la Chiesa, è invece una opportuni­tà per tutti di rivedere il proprio modo di vivere la fede, di accostarsi alla chiesa.

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Il sinodo dei giovani voluto dall’Arcive­scovo Domenico, pur affron­tando problematiche del mondo giovanile, si pone innanzitutto come tempo di grazia per tutti, per rivedere il nostro modo di vivere la fede, di sentirci Chie­sa di Gesù Cristo nel tempo di oggi. Il mondo giovanile e il sinodo ci porranno ancor più nella dimensione del cammino e della crescita. Certamente ci diranno che i processi attra­verso i quali si acquisisce una identità religiosa non posso­no più essere pensati come coincidenti con i tempi della iniziazione cristiana, che già i vescovi italiani ci esortano a verificare. Essi si dilatano e i percorsi per ricercare la fede si fanno complessi. E qui entra in gioco la credibilità educativa della Chiesa in genere e delle parrocchie in particolare. La Chiesa per la maggior parte dei giovani è una immagine poco attraente. Perché non torna­no a bussare alle porte delle parrocchie dopo la cresima? Perché non vengono? Forse perché quando se ne sono andati nessuno li ha cercati; sono semplicemente scomparsi e noi non li abbiamo pensati e cercati come ci insegna Gesù con la parabola della peco­rella smarrita. Aspettare che vengano non è segno di amore. Aspettare, pregare e mettersi in cammino è offrire loro certezze di speranza, di condivisione.

“Andare”, per ascoltarli e per dir loro ciò che il cuore sugge­risce è un passo per far aprire la porta di quei cuori che tanto hanno da dire e da chiedere. Purtroppo i giovani sanno bene che le nostre parrocchie non hanno molto da dare loro. Esse investono perlopiù su bambini e ragazzi. Per il resto liturgie, occasioni d’incontro, iniziative varie sono rivolte a una popo­lazione adulta e anziana che ama sentire certe cose. Non si vuole incolpare con questo nessuno, ma penso sia arrivato il momento di ripensare un altro modello di pastorale dove la condivisione e la correspon­sabilità di tutti dovrebbe far emergere una chiesa più aperta al dialogo ed accogliente e soprattutto discepola del suo maestro sempre in cammino verso Gerusalemme; attenta a Dio e all’uomo nelle sue varie esigenze; pronta a scommet­tere su se stessa, come il suo Signore; a “perdere” se stessa per dare “la vita”. “Se il chicco di grano caduto in terra non muore non da frutto”, dice Gesù. È il morire per le nostre comunità; è mettersi in questione sulle parole di Gesù. È camminare con l’uomo; è an­dare verso; è essere più povera di mezzi ed essenziale, ma più ricca di Cristo e di vera umani­tà. I giovani vanno in cerca di certezze di questo genere.

Non è forse anche per questo che Papa Francesco ha fatto breccia nel cuore di tutti ed in parti­colare dei giovani? Il Sinodo sarà un dono del Signore non solo per loro, che potranno esprimere dubbi, incertezze, paure, speranze e soprattutto desiderio di essere accolti e amati, ma per tutta la Chiesa di Lecce, chiamata ad interrogarsi sulla fedeltà al suo Signore, il quale la vuole in cammino con lui per incontrare l’uomo nelle tante periferie del cuore umano; per dire ai giovani, e non solo a loro, ciò che le è sta­to dato: Colui che è la speranza di ogni uomo; la pienezza del cuore in quanto con la sua resurrezione ha dato senso al presente e al domani dei singoli e della storia. I giovani saranno protagonisti di questa avventura umano-ecclesiale e il dono della loro presenza sarà

per tutti noi adulti sprone per una più autentica conversione. Ascoltandoli saremo da loro aiutati a cambiare noi stessi e il nostro modo di vivere la fede. Dobbiamo essere convinti che i giovani custodiscono per noi, da parte di Dio, una parola del Vangelo che ci interpella. Se sarà così, il Sinodo avrà aiutato tutti ad essere veramente eccle­sia: popolo radunato; e saremo in grado di offrire maggiormen­te ai giovani un’immagine di Chiesa e di Vangelo che risulti loro possibile, bella e deside­rabile.

 Pierino Liquori

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