Pubblicato in: Sab, Ago 31st, 2013

Unisalento “getta” le reti anti-meduse

Nell’anno “dell’invasione”, i biologi dell’Ateneo Leccese lanciano un nuovo progetto che sarà sperimentato per primo in Sicilia.

I biologi ci avevano avverti­to e le loro previsioni non si sono fatte disattendere: quella che volge oramai al termine è stata decisamen­te l’estate delle meduse. Si presentano eleganti e leggere nei movimenti, trasparenti o vi­vacemente colorate, affascinati per il loro perfetto sincronismo natatorio, ma solo apparente­mente innocue. Il fenomeno – da sempre osser­vato nelle acque del Mediter­raneo – ha iniziato ad acquisire dimensioni preoccupanti attor­no all’inizio di luglio quando chilometri e chilometri di coste salentine si sono colorate di meduse di diverse specie e forme, rendendo la balneazione una vera e propria sfida.

Oltre a Israele, Libano, Ca­talogna e Valencia, ad essere interessate dall’invasione di meduse sono state in modo particolare le coste siciliane e pugliesi. Limitatamente al nostro Salen­to, nessuna località balneare è stata risparmiata. Da Torre Chianca a Santa Maria di leuca, passando per San Cataldo, Por­to Cesareo, Gallipoli e Otranto, sterminati banchi di meduse da quasi due mesi continuano a far razzia di crostacei ed organismi marini. Uno scenario tanto inatteso dai turisti quando in­consueto per chi vive in queste zone e riconosce la straordina­rietà dell’evento.

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Tra i primi ad esprimer­si sull’argomento Stefano Piraino, docente di Scienze e tecnologie biologiche e ambientali nonché responsabile del Laboratorio di Biologia Evoluzionistica degli Inver­tebrati Marini dell’Università del Salento, secondo il quale il fenomeno non deve allarmare ma va tenuto sotto controllo.

Tuttavia, a destare maggiore preoccupazione non è solo il danno al turismo locale, quanto piuttosto lo squilibro nel biosi­stema marino. Una simile con­centrazione di meduse, difatti, potrebbe mettere a serio rischio la catena alimentare dei due mari che bagnano il Salento, senza dimenticare il considere­vole impatto sul mercato ittico dovuto sia al fatto che le questi organismi divorano uova e pesci presenti nei primi metri d’acqua, sia all’intasamento che creano nelle reti dei pesca­tori ostacolandone l’attività.

Come per i danni procurati dalle meduse, concordi sono gli esperti riguardo le molte­plici cause dell’improvvisa e massiccia invasione. A far proliferare queste specie sono il riscaldamento globale che fa aumentare la temperatura dell’acqua, la pesca intensiva rea di aver ridotto eccessiva­mente la quantità di predatori e alcuni interventi umani sulle coste che favoriscono la creazione di un habitat ideale per la riproduzione massiva di meduse.

Di contro, la presenza di questi organismi vale da certificazione per la pulizia dei mari salentini; è opinione diffusa, infatti, che le meduse non amino vivere e cibarsi in acque inquinate… Come dire? Una magra conso­lazione per chi aveva program­mato di trascorrere le ferie per disintossicarsi dall’inquinamen­to delle città.

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