Unisalento “getta” le reti anti-meduse
Nell’anno “dell’invasione”, i biologi dell’Ateneo Leccese lanciano un nuovo progetto che sarà sperimentato per primo in Sicilia.
I biologi ci avevano avvertito e le loro previsioni non si sono fatte disattendere: quella che volge oramai al termine è stata decisamente l’estate delle meduse. Si presentano eleganti e leggere nei movimenti, trasparenti o vivacemente colorate, affascinati per il loro perfetto sincronismo natatorio, ma solo apparentemente innocue. Il fenomeno – da sempre osservato nelle acque del Mediterraneo – ha iniziato ad acquisire dimensioni preoccupanti attorno all’inizio di luglio quando chilometri e chilometri di coste salentine si sono colorate di meduse di diverse specie e forme, rendendo la balneazione una vera e propria sfida.
Oltre a Israele, Libano, Catalogna e Valencia, ad essere interessate dall’invasione di meduse sono state in modo particolare le coste siciliane e pugliesi. Limitatamente al nostro Salento, nessuna località balneare è stata risparmiata. Da Torre Chianca a Santa Maria di leuca, passando per San Cataldo, Porto Cesareo, Gallipoli e Otranto, sterminati banchi di meduse da quasi due mesi continuano a far razzia di crostacei ed organismi marini. Uno scenario tanto inatteso dai turisti quando inconsueto per chi vive in queste zone e riconosce la straordinarietà dell’evento.
Tra i primi ad esprimersi sull’argomento Stefano Piraino, docente di Scienze e tecnologie biologiche e ambientali nonché responsabile del Laboratorio di Biologia Evoluzionistica degli Invertebrati Marini dell’Università del Salento, secondo il quale il fenomeno non deve allarmare ma va tenuto sotto controllo.
Tuttavia, a destare maggiore preoccupazione non è solo il danno al turismo locale, quanto piuttosto lo squilibro nel biosistema marino. Una simile concentrazione di meduse, difatti, potrebbe mettere a serio rischio la catena alimentare dei due mari che bagnano il Salento, senza dimenticare il considerevole impatto sul mercato ittico dovuto sia al fatto che le questi organismi divorano uova e pesci presenti nei primi metri d’acqua, sia all’intasamento che creano nelle reti dei pescatori ostacolandone l’attività.
Come per i danni procurati dalle meduse, concordi sono gli esperti riguardo le molteplici cause dell’improvvisa e massiccia invasione. A far proliferare queste specie sono il riscaldamento globale che fa aumentare la temperatura dell’acqua, la pesca intensiva rea di aver ridotto eccessivamente la quantità di predatori e alcuni interventi umani sulle coste che favoriscono la creazione di un habitat ideale per la riproduzione massiva di meduse.
Di contro, la presenza di questi organismi vale da certificazione per la pulizia dei mari salentini; è opinione diffusa, infatti, che le meduse non amino vivere e cibarsi in acque inquinate… Come dire? Una magra consolazione per chi aveva programmato di trascorrere le ferie per disintossicarsi dall’inquinamento delle città.
















