Pubblicato in: Sab, Ago 31st, 2013

Unisalento “getta” le reti anti-meduse

L’EMERGENZA/UNA TASK FORCE DI SCIENZIATI SALENTINI

L’emergenza meduse, da tempo tra gli interessi primari dei biologi dell’Università del Salento, ha portato alla progettazione di reti – lunghe fra i 50 e i 100 metri – che impediranno a questi organi­smi di aggredire l’uomo, con notevoli vantaggi a livello di attività turistica, ittica e, non ultimo, sul sistema sanitario nazionale. Dai dati resi noti di recente, infatti, risulta che ogni anno su circa due milioni di bagnanti che in tutto il Mar Mediterraneo entrano in contatto con una medusa, almeno 150mila si rivolgono alle cure mediche di un pronto soccorso.

Moltiplicando questo dato ai 226 euro del costo medio di un codice bianco, si deduce che l’impatto complessivo potenziale della smisurata presenza di meduse nei nostri mari potrebbe apportare spese equivalenti a milioni di euro. Ha pensato anche a questo vantaggio la task force di scienziati che, coordinati dal prof. Stefano Piraino, operano per far crescere il progetto transfrontaliero Jelly Med Risk (una coope­razione tra cinque istituti di ricerca dislocati in Italia, Spagna, Malta e Tunisia). È giusto precisare, a tal proposito, che l’installazione delle reti anti-medusa è solo uno delle decine di interventi pre­visti dal progetto.

Si tratta di barriere facilmente rimovibili che non hanno impatto negativo sulla fauna marina. Inoltre, secondo quanto previsto dagli stessi ideatori, l’esiguo costo – intorno ai 1.500 euro – consentirebbe anche ai gestori degli stabilimenti balneari di dotarsene per proteggere i propri clienti e non vedere compromesso il consueto guadagno stagionale. A fare da apripista ai test per l’installazione delle reti anti-medusa la Sicilia, in quanto Regione fortemente interessata dal fenomeno. Se tutto andrà come previsto, le reti verranno impiegate in lungo e in largo per tutto il Mediterraneo, comprese le coste del Salento.

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