Valentina Bodini: “Vittorio, il mio babbo impegnativo”
Il grande poeta e cantore del Sud a 100 anni dalla nascita. La figlia lo racconta…
A cento anni dalla nascita (1914-2014) di Vittorio Bodini, il Salento ricorda il suo poeta, padre e patrigno di un Sud che si riscopre figlio riconoscente e devoto. Lecce lo ricorda con una mostra al Must e numerose altre iniziative culturali. Noi indaghiamo il cuore di padre e di uomo con la figlia Valentina Bodini.
Dottoressa Bodini, che rapporto aveva con suo padre Vittorio, anche se è morto quando lei era solo una bambina di 8 anni?
Avevo un bel rapporto, era un padre autoritario. Penso che lui ritenesse i bambini come delle spugne e quindi il suo compito era quello di riempire quella spugna, anche se questo per un figlio, certe volte, è faticoso. Era un padre attento che voleva insegnare tante cose. Ricordo le punizioni perché mi piaceva scartare la bottiglia dell’acqua, all’epoca le bottiglie dell’acqua che stavano in frigorifero avevano la colla che si inumidiva, io adoravo scorticarla, e questo mi è costato più di una volta la punizione di rimanere sola in cucina a mangiare.
Era un padre impegnativo, però era anche un padre molto affettuoso e soprattutto intelligente e presente. Con lui avevo un appuntamento fisso, tutte le domeniche andavamo a vedere una mostra, il problema era andare in macchina con lui perché, come molti artisti era attento a ciò che era intorno: al palazzo al cornicione, al balcone, per cui andare in macchina con lui non era semplice. La mia, infatti, era una famiglia atipica, guidava mia madre. In generale però non ho molti suoi ricordi, a parte quelli che ho ricevuto dai parenti e dai suoi amici, ma una cosa la ricordo bene; non l’ho mai chiamato papà. Mio padre per me è sempre stato il babbo è una cosa che chiaramente non è dipesa da me ma è dipesa da lui, e penso che sia stato un debito della sua esperienza fiorentina. In toscana, infatti, non si dice papà ma babbo. Quando io sono nata mio padre era già reduce dalle esperienze in toscana ma anche dei viaggi in Spagna.
Qual è l’ultimo ricordo che ha di suo padre?
Non le so dire esattamente perché mio padre ha avuto un tumore fulminante, o per lo meno se ne sono accorti quando ormai era in uno stadio avanzato, per cui, siccome si sapeva che era terminale, la scelta di mia madre è stata quella di non coinvolgermi, di non farmi sapere quello che stava succedendo e ha preferito mandarmi dal fratello di mio padre a Perugia. Ricordo solo che quando sono andata via mio papà stava male ed era in clinica.
Sono stata a casa di mio zio nel mese di dicembre, durante le vacanze scolastiche natalizie, per tutto il periodo della malattia sino a dopo la sua morte. Uno degli ultimi ricordi che ho riguarda il giorno in cui sono tornata a casa, non mi avevano ancora detto niente, sono entrata nella stanza e ho trovato i miei familiari intorno al tavolo e ho capito che cosa era successo. È stata una cosa bruttissima. Ecco questo lo ricordo.
Cosa ricorda, invece, del rapporto tra sua madre e suo padre?
Purtroppo, essendo molto piccola, molta della loro vita insieme era senza di me, ricordo che loro uscivano tutte le sere e io rimanevo a casa con la tata. Mia madre non mi ha detto tantissimo, comunque, mi ha raccontato del tipo di vita che hanno fatto, una bellissima vita, si sono divertiti moltissimo e hanno avuto tanti amici.
Io sono nata quando mio padre aveva 50 anni, dopo circa 8 anni di matrimonio, perché mio padre ha deciso di avere un figlio dopo essere andato via da Lecce. I miei genitori si sono conosciuti sul treno perché mia madre era brindisina e studiava all’Università di Bari, e mio padre insegnava nello stesso Ateneo, tra loro c’erano 20 anni di differenza. Mia madre era un’insegnante e a Roma ha lavorato al Ministero dei Beni Culturali.
Quale aria culturale si respirava nella sua casa? Ha conosciuto qualche intellettuale amico di suo padre?
Li ho conosciuti quasi tutti, Rafael Alberti, Oreste Macrì, Italo Calvino, Carmelo Bene, che non amavo moltissimo, anzi non lo amavo per niente. Ricordo benissimo Alfonso Gatto che era una persona deliziosa, ma ce ne sono tanti.
Rafael Alberti, per esempio, lo chiamavo zio, sul mio letto c’è un suo disegno dove c’è scritto “Valentina è solo una con il suo cane va sulla luna” una cosa molto bella, un gioco di parole legato alla luna dei Borboni. Li ricordo tutti con affetto ma la persona a cui sono stata più legata, è stata Mario Agrimi, l’ex rettore dell’Università di Napoli che è morto due anni fa, e che per me è stato un secondo papà.





















