Valentina Bodini: “Vittorio, il mio babbo impegnativo”
È noto il rapporto ambivalente che suo padre aveva con il Sud. Lei, in qualche modo, è stata condizionata dalla percezione che suo padre aveva del Sud? Nella sua famiglia, come avete vissuto concretamente il Salento, nelle sue innumerevoli tradizioni folcloristiche, culturali e anche culinarie?
Penso che mio padre amasse da morire il Sud, non amava alcuni aspetti, che condivido anch’io, e quindi riesco a capire come possa essere nato il suo conflitto interiore. Ma non credo di essere stata condizionata da lui. Piuttosto posso dire che, in qualche modo, più conosco il Salento, più scopro le sue parole. Il sud è un posto meraviglioso, che ti richiama costantemente e ti genera quelle sensazioni come il “mal d’Africa”.
Io abito a Roma ma sento di appartenente più a questa terra che non alla Capitale. Per quanto riguarda le tradizioni ricordo che mia madre cucinava benissimo, preparava le orecchiette fatte a mano in modo divino, babbo, invece, non cucinava ma mangiava, era un amante delle polpette, in modo devastante. Inoltre ho conosciuto e vissuto tutte le tradizioni del Salento perché ho avuto due zie, le sorelle di mio padre, che cucinavano in modo sublime.
Quando ha capito che suo padre non era solo papà Vittorio, ma il grande letterato Bodini?
Questo da subito, poi a dieci anni dalla morte di mio padre, quando io avevo 18 anni, c’è stato un importante convegno organizzato dall’Università di Roma, quella di Lecce e quella di Bari, e in quell’occasione mi è stato abbastanza chiaro chi fosse mio padre.
Ha seguito le orme di suo padre?
No, sono nel commerciale, ho fatto scelte diverse forse perché avevo paura di intraprendere la sua strada. Un po’ per il confronto, un po’ per paura di non riuscire a fare qualcosa per le mie capacità ma grazie alle amicizie.
Cosa racconta alle sue figlie del nonno Vittorio?
Più che raccontarlo cerco di farlo rivivere e di fare in modo che lo respirino anche loro. Tuttavia, pur non avendolo conosciuto non sono mai state lontane dal suo mondo, perché mia figlia ha fatto l’esame di terza media con un libro sul quale c’era la dedica di Giuseppe Ungaretti al nonno, questa come tante altre dediche stupende.
Cosa si augura per quest’anno ricco di iniziative, per l’anniversario dei cento anni dalla nascita di suo padre?
Per quanto riguarda la mostra al Must spero che possa diventare permanente e che faccia conoscere altri aspetti di mio padre. Mi auguro, in generale, che sia l’inizio di un cambiamento.


















