Pubblicato in: Sab, Mar 1st, 2014

Valentina Bodini: “Vittorio, il mio babbo impegnativo”

L’ESPERTO/A COLLOQUIO CON ANTONIO LUCIO GIANNONE

INTERPRETE DEL SALENTO E DEL SUD 

Andiamo a lezione di Italiano dal massimo esperto di Vit­torio Bodini, il professore Antonio Lucio Giannone. Ordinario di Letteratura ita­liana moderna e contemporanea dell’U­niversità del Salento, studioso della let­teratura dell’800 e del ‘900 e prorettore dell’Ateneo salentino.

Professore Giannone, lei che è il maggiore studioso di Vittorio Bodini, e che ha già ampiamente documentato nei suoi libri, la sua figura, può farci un ritratto lette­rario anti-antologico di questo poeta?

Se dovessi fare un ritratto di Vit­torio Bodini direi che è il maggiore interprete del Salento, di Lecce e del Sud in generale. Però non è un poeta localistico, cioè limitato a questa terra, è anzi un poeta di livello nazionale che ha messo in rapporto il Salento e Lecce con il resto della nazione, e anche con il resto dell’Europa.

Bodini ha vissuto molte avventu­re letterarie, al pari del suo Don Chisciotte, come un cavaliere errante: futurista, ermetico, reali­sta ma non neorealista. Dal suo punto di vista, si può identifica­re un “indirizzo letterario pretta­mente bodiniano”?

Questo scrittore ha attraversato molti movimenti del 900, in un certo senso, però, Bodini non si identifica in nessuna di queste correnti e questo, a mio avviso, è stato anche uno dei motivi della sua scarsa fortuna criti­ca. Per Bodini, che si può definire un eccentrico, io parlo di una terza via a metà strada tra il post ermetismo e neo-realismo. Nel mio ultimo libro “Tra Sud ed Europa” lo colloco nella linea dei poeti meridionali del 900 che ha Quasimodo come leader, accanto a Leonardo Sinisgalli, Alfonso Gatto, Libero de Libero e Rocco Scotellato. Questi poeti aderiscono all’ermetismo, ma nel secondo dopoguerra si aprono alla realtà, e fanno una poesia più co­municativa.

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Bodini fu traduttore, poeta, saggista e narratore. Qua­le aspetto lo caratterizza maggiormente?Quale percorso letterario suggerirebbe a chi vo­lesse conoscere il letterato Bo­dini?

Questi aspetti sono tutti e tre fonda­mentali perché Bodini è uno scrittore completo ed è anche un operatore cul­ turale. Se proprio dovessi scegliere un aspetto su tutti gli altri evidenzierei la sua opera poetica. Invece per un per­corso letterario suggerirei di partire dalle prose “Barocco del Sud”, conti­nuare con i reportage che io ho raccol­to nel“Corriere Spagnolo” e poi passa­re alle poesie.

Bodini in Spagna, nel sud d’Eu­ropa ritrova il Sud d’Italia cioè il suo Salento. Professore lei pen­sa che oggi il nostro territorio possa ritrovare se stesso in Bo­dini, e in questa crisi generale, il Salento possa diventare, come ha scritto lo stesso poeta, “un’i­potesi altrettanto motivata e le­gittima dell’universo”?

Il rapporto tra Bodini e la sua terra è sempre stato conflittuale e complesso, sin da ragazzo voleva evadere da que­sta provincia che per lui era soffocante. Questa tendenza centrifuga, già dopo il diploma, lo ha portato a Firenze, in Spagna e a Roma. Queste esperienze e soprattutto quella spagnola sono state fondamentali per far recuperare a Bo­dini il rapporto con la sua terra. Oggi il Salento potrebbe imparare da Bodini il suo spirito critico, riconoscere i pro­pri limiti e rivendicare i grandi meriti, in una costante tensione al migliora­mento.

In una lettera a Oreste Macrì, del 1 febbraio del 1950, Bodini scri­ve “Ora questo Sud è mio; come le mie viscere; io l’ho inventato”. Professore ritiene possibile che i giovani possano seguire la lezio­ne umana di Bodini, e riescano ad “ inventarsi” un mondo nuovo e migliore nel quale vivere?

Comprendo bene il senso di questa domanda perché anche io vivo sia con i miei studenti che con i miei figli, que­sta realtà mortificante: la mancanza di lavoro e l’impossibilità di esprimere le proprie potenzialità. Credo e spero, quindi, che come Bodini i giovani ri­escano a cambiare e a inventarsi non solo la realtà del Sud ma anche quella italiana, europea, e mondiale. 

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