Valentina Bodini: “Vittorio, il mio babbo impegnativo”
L’ESPERTO/A COLLOQUIO CON ANTONIO LUCIO GIANNONE
INTERPRETE DEL SALENTO E DEL SUD
Andiamo a lezione di Italiano dal massimo esperto di Vittorio Bodini, il professore Antonio Lucio Giannone. Ordinario di Letteratura italiana moderna e contemporanea dell’Università del Salento, studioso della letteratura dell’800 e del ‘900 e prorettore dell’Ateneo salentino.
Professore Giannone, lei che è il maggiore studioso di Vittorio Bodini, e che ha già ampiamente documentato nei suoi libri, la sua figura, può farci un ritratto letterario anti-antologico di questo poeta?
Se dovessi fare un ritratto di Vittorio Bodini direi che è il maggiore interprete del Salento, di Lecce e del Sud in generale. Però non è un poeta localistico, cioè limitato a questa terra, è anzi un poeta di livello nazionale che ha messo in rapporto il Salento e Lecce con il resto della nazione, e anche con il resto dell’Europa.
Bodini ha vissuto molte avventure letterarie, al pari del suo Don Chisciotte, come un cavaliere errante: futurista, ermetico, realista ma non neorealista. Dal suo punto di vista, si può identificare un “indirizzo letterario prettamente bodiniano”?
Questo scrittore ha attraversato molti movimenti del 900, in un certo senso, però, Bodini non si identifica in nessuna di queste correnti e questo, a mio avviso, è stato anche uno dei motivi della sua scarsa fortuna critica. Per Bodini, che si può definire un eccentrico, io parlo di una terza via a metà strada tra il post ermetismo e neo-realismo. Nel mio ultimo libro “Tra Sud ed Europa” lo colloco nella linea dei poeti meridionali del 900 che ha Quasimodo come leader, accanto a Leonardo Sinisgalli, Alfonso Gatto, Libero de Libero e Rocco Scotellato. Questi poeti aderiscono all’ermetismo, ma nel secondo dopoguerra si aprono alla realtà, e fanno una poesia più comunicativa.
Bodini fu traduttore, poeta, saggista e narratore. Quale aspetto lo caratterizza maggiormente?Quale percorso letterario suggerirebbe a chi volesse conoscere il letterato Bodini?
Questi aspetti sono tutti e tre fondamentali perché Bodini è uno scrittore completo ed è anche un operatore cul turale. Se proprio dovessi scegliere un aspetto su tutti gli altri evidenzierei la sua opera poetica. Invece per un percorso letterario suggerirei di partire dalle prose “Barocco del Sud”, continuare con i reportage che io ho raccolto nel“Corriere Spagnolo” e poi passare alle poesie.
Bodini in Spagna, nel sud d’Europa ritrova il Sud d’Italia cioè il suo Salento. Professore lei pensa che oggi il nostro territorio possa ritrovare se stesso in Bodini, e in questa crisi generale, il Salento possa diventare, come ha scritto lo stesso poeta, “un’ipotesi altrettanto motivata e legittima dell’universo”?
Il rapporto tra Bodini e la sua terra è sempre stato conflittuale e complesso, sin da ragazzo voleva evadere da questa provincia che per lui era soffocante. Questa tendenza centrifuga, già dopo il diploma, lo ha portato a Firenze, in Spagna e a Roma. Queste esperienze e soprattutto quella spagnola sono state fondamentali per far recuperare a Bodini il rapporto con la sua terra. Oggi il Salento potrebbe imparare da Bodini il suo spirito critico, riconoscere i propri limiti e rivendicare i grandi meriti, in una costante tensione al miglioramento.
In una lettera a Oreste Macrì, del 1 febbraio del 1950, Bodini scrive “Ora questo Sud è mio; come le mie viscere; io l’ho inventato”. Professore ritiene possibile che i giovani possano seguire la lezione umana di Bodini, e riescano ad “ inventarsi” un mondo nuovo e migliore nel quale vivere?
Comprendo bene il senso di questa domanda perché anche io vivo sia con i miei studenti che con i miei figli, questa realtà mortificante: la mancanza di lavoro e l’impossibilità di esprimere le proprie potenzialità. Credo e spero, quindi, che come Bodini i giovani riescano a cambiare e a inventarsi non solo la realtà del Sud ma anche quella italiana, europea, e mondiale.
















