VENI SANCTE SPIRITUS/LA PREGHIERA DI PENTECOSTE
Chi è lo Spirito Santo? Nell’icona della Trinità di Rublev c’è un posto per il fedele contemplatore, invitato a riconquistare la sua divinità.
C’è come un grande arco che unisce il Natale alla Pentecoste. Le due solennità, infatti, sono contraddistinte da due invocazioni simili tra di loro. Nella quattro settimane dell’avvento essa è rivolta a Cristo Signore, Veni Domine Jesu; al compiersi della cinquantina pasquale è, invece, indirizzata allo Spirito, Veni Sancte Spiritus. Così l’anno liturgico si compone di due grandi periodi: il primo, dall’Avvento alla Pentecoste, è consacrato alla missione del Figlio; il secondo, dalla Pentecoste all’Avvento, alla missione dello Spirito. Tutti oramai conosciamo la famosa icona della SS. Trinità di A. Rublev. In quest’opera, lo Spirito è rappresentato nel suo essere “personale”, al pari del Padre e del Figlio. Mentre, in occidente si è concentrata l’attenzione su altri simboli come la colomba o le lingue di fuoco che, se pur attinti dalle stesse scritture, raffigurano più le funzioni dello Spirito che il suo carattere relazionale.
Lo Spirito “è” persona, dono d’amore all’altro. Non a caso san Paolo, per ben due volte (Rm 8, 15 e Gal 4,6) afferma che è lo Spirito ricevuto da Dio che ci permette di gridare “Abbà, Padre”. Egli dona a chiunque lo riceva di divenire persona, di sapersi relazionare, di potersi fare dono, di superare egoismo e solitudine, poiché egli infonde il suo io nel nostro io chiuso ed angusto e lo apre a Dio, all’uomo e alla Comunità. Molte volte la nostra vita è impostata secondo la logica dell’avere, del possedere e non del donarsi. Ecco perché l’artista russo volle lasciare al fedele contemplatore un posto tra i Tre, invitandolo audacemente a non “difendere la sua vita troppo umana, per guadagnare quella eterna che Dio ci vuole donare” (Benedetto XVI, Pentecoste 2010).
Vincenzo Martella

















