Pubblicato in: Ven, Mag 22nd, 2015

VENI SANCTE SPIRITUS/LA PREGHIERA DI PENTECOSTE

Chi è lo Spirito Santo? Nell’icona della Trinità di Rublev c’è un posto per il fedele contemplatore, invitato a riconquistare la sua divinità.

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C’è come un grande arco che unisce il Natale alla Pentecoste. Le due solennità, infatti, sono contraddistinte da due invoca­zioni simili tra di loro. Nella quattro settimane dell’avvento essa è rivolta a Cristo Signore, Veni Domine Jesu; al compiersi della cinquantina pasquale è, invece, indirizzata allo Spirito, Veni Sancte Spiritus. Così l’anno liturgico si compone di due grandi periodi: il primo, dall’Avvento alla Pentecoste, è consacrato alla missione del Figlio; il secondo, dalla Pente­coste all’Avvento, alla missione dello Spirito. Tutti oramai conosciamo la famosa icona della SS. Trinità di A. Rublev. In quest’opera, lo Spirito è rappresentato nel suo essere “personale”, al pari del Padre e del Figlio. Mentre, in occidente si è concentrata l’attenzione su altri simboli come la colomba o le lingue di fuoco che, se pur attinti dalle stesse scritture, raffigurano più le funzioni del­lo Spirito che il suo carattere relazionale.

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Lo Spirito “è” persona, dono d’amore all’al­tro. Non a caso san Paolo, per ben due volte (Rm 8, 15 e Gal 4,6) afferma che è lo Spirito ricevuto da Dio che ci permette di gridare “Abbà, Padre”. Egli dona a chiunque lo riceva di divenire persona, di sapersi re­lazionare, di potersi fare dono, di superare egoismo e solitudi­ne, poiché egli infonde il suo io nel nostro io chiuso ed angusto e lo apre a Dio, all’uomo e alla Comunità. Molte volte la no­stra vita è impostata secondo la logica dell’avere, del possedere e non del donarsi. Ecco perché l’artista russo volle lasciare al fedele contemplatore un posto tra i Tre, invitandolo audace­mente a non “difendere la sua vita troppo umana, per gua­dagnare quella eterna che Dio ci vuole donare” (Benedetto XVI, Pentecoste 2010).

 Vincenzo Martella

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