Pubblicato in: Ven, Set 19th, 2014

Verso il 2019/Capitale di quale cultura?

La nostra Città di Lecce è in finale quale capitale della cultura 2019. Un evento molto importante per il nostro territorio, un’occasione di crescita, di sviluppo e di opportunità che tanto si aspettava e che non possiamo disattendere in nessun modo. Indispensabili, quindi, tutte le iniziative che i nostri amministratori hanno messo in campo per ottenere quella nomina che tanto si spera di ottenere e che tanto agognata, si cerca di raggiungere per il benessere della nostra terra. Ma è pur necessario chiedersi, in tanto proliferare di iniziative e di dibattiti e di proclami e di ec­cellenti pareri, che senso ha e deve avere per noi il concetto di cultura. Perché è facile parlare di cultura in senso lato, di accartocciarsi su concetti stantii e desueti di quello che in astratto chiamia­mo cultura. Per noi, per il territorio salentino, per la popolazione delle nostre città e dei nostri paesi, quale cultura ha oggi il suo pieno senso e la sua piena essenza? Lecce 2019 quale cultura vorrà dimostrare all’Europa?

In effetti vi sono essenzialmente due tipi di cultu­ra: la cultura che vive di se stessa, che si arrocca sulle sue nozioni, cognizioni ed asserzioni, che è schiava delle opinioni e delle critiche distrut­tive, che non si chiede mai quali valori siano importanti per l’uomo, specialmente quello di oggi, per la sua crescita, per lo sviluppo della sua personalità, che non vede al di là del suo sterile narcisismo, che vive di se stessa e non arricchi­sce le sue conoscenze, che ascolta solo la sua voce querula e non presta orecchio a nessun tipo di stimolo prolifico ed estremamente fertile. Una cultura che asseconda solo la propria convenien­za e non si pone in un confronto leale con chi ne vorrebbe migliorare l’aspetto per renderlo più partecipe e radicato nella vita civile.

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Il secondo tipo di cultura è quello di chi ha dei valori da prospettare e far valere, valori essenziali per la vita del genere umano, oggettivamente profondi nel tessuto sociale e nell’essenza umana, valori che non possono essere soggetti alle mode o ai regimi e che hanno reso l’uomo nella sua totalità migliore nel tempo e più rispettoso dell’altro. È una cultura che ha fatto della civiltà il suo campo di battaglia, che ha sempre vissuto nel pieno rispetto delle opinioni, che non ha assunto a suo vessillo un’ideologia di morte, ma ha sempre vissuto e lottato per il bene della vita, fondando le sue convinzioni su una morale assoluta che non ammette deroghe verso facili compromes­si e non è né condizionata, né asservita alle contingenze, ma che ha sempre avuto come suo obiettivo l’arricchimento dell’umanità in tutte le su componenti, specialmente di pensiero. Non fonda le proprie convinzioni su ciò che da se stessa produce, ma accoglie in se la pluralità delle espressioni umane, in un rispetto ed in una condivisione che ne fanno un chiaro esempio di libertà e di comunione.

È manifestazione di rinnovamento, di cam­biamento in positivo, di una nuova ventata di idee e di partecipazione. Esprime tutti i valori che dell’uomo sono parte integrante e che non disdegna, in piena coerenza ed in piena onestà, di essere critica nei propri confronti, accettando il dialogo ed accrescendo le proprie conoscenze in virtù del confronto e del rispetto delle diversità. È sempre occasione di crescita e mai di regresso, che vede nella convivenza civile un’occasione per una migliore conoscenza ed un migliore ap­proccio ai problemi della vita, che ha sempre con sé gli strumenti di un modo ottimale di concepire la socialità e di concretizzare e far valere i valori più importanti che sono bagaglio ancestrale e innato dell’uomo e che non vede realizzati nella vita di ogni giorno. È strumento di critica costruttiva, laddove mette in luce le contraddizioni e le aberrazioni del genere umano, non fornendo risposte in un’e­saltazione di superbia onnipotente, ma ponendo domande per lo sviluppo intellettivo e lo stimolo alla conoscenza sempre più profonda. Questi due tipi di cultura hanno sempre convissuto con il genere umano e, a seconda delle circostanze, uno ha avuto il sopravvento sull’altro, ma ciò che effettivamente importa è la scelta che oggi noi dobbiamo fare, cioè se accettare il primo o il secondo tipo di cultura. Allora Lecce 2019 sarà terreno di confronto e di pluralità, terreno di crescita e di innovazione, di ricerca delle proprie radici culturali e di attuazione dei valori su cui si fonda la capacità dell’uomo di non giungere alla propria autodistruzione. 

Sergio Santoro

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