Verso Lecce 2019/La cultura nasce da un’esistenza autentica
Cos’è la cultura? La recente candidatura della nostra città ad esserne la capitale europea invita a riporre la questione, affascinante e tutt’altro che astratta. Della cultura sono state date nell’ultimo secolo innumerevoli definizioni e non appare indispensabile aggiungerne altre. Vale però la pena ricordare che l’uomo vive un’esistenza autenticamente umana grazie alla cultura. È mediante la cultura che l’uomo diventa più uomo, accede più intensamente all’ʽessere’ che gli è proprio. Sarebbe altrimenti definito unicamente dai propri fattori biologici, o sarebbe semplicemente ingranaggio anonimo di un insieme sociale. La cultura, allora, non ha a che vedere solo con le grandi opere degli intellettuali e degli artisti, o con le grandi creazioni di una collettività, ma con la vita di ciascuno: è la coscienza con cui entriamo in ogni gesto e in ogni istante, è tentativo di risposta ad una domanda di senso vissuta, impastato del nostro bisogno di verità, bellezza, giustizia, felicità. Non elucubrazione intellettualistica, non chiacchiera salottiera, ma ricerca inquieta e appassionata di un significato per la vita. Poniamoci allora una seconda domanda: il nostro tempo sta dando vita ad una cultura che afferma, difende, coltiva l’umano, il proprium dell’uomo? Perché è questo, e non appena l’insieme delle sue conquiste materiali, che fa il valore di una civiltà.
La nostra epoca appare oscillare tra una volontà di affermazione, a volte perfino esasperata, del valore del singolo e dei suoi diritti, e una esperienza storica che sembra negare, in concreto, il valore e la peculiarità dell’uomo, riassorbito nel regno animale o nel dispotismo della collettività e della tecnica. Avanza, da più parti, una cultura del post-umano, che allude ad una esistenza che vada oltre il ʽmestiere di vivere’, l’avventura bella e faticosa di essere uomini. Già nella seconda metà del Novecento G. Anders intitolava un suo libro L’uomo è antiquato, dando voce a fascino che gli uomini contemporanei provano per il desiderio di costruirsi come macchine: programmabili, manovrabili, intercambiabili, eternamente giovani. Ma è davvero questo che attende il nostro cuore? Una cultura ed un’esistenza autenticamente umane appaiono, dunque, tutt’altro che scontate, e sono da ricostruire insieme, con l’apporto di tutti. Consapevole di queste speranze e di queste inquietudini, la Chiesa italiana desidera, con umile letizia, portare il proprio contributo: per questo ha scelto come tema del proprio convegno decennale In Gesù Cristo il nuovo umanesimo (Firenze, 9-13 Novembre 2015). Avremo modo di riparlarne.
Marcello Tempesta
















