Pubblicato in: Dom, Giu 10th, 2012

Verso nuove frontiere di bioetica/Due incontri a conclusione dell’annuale ciclo

Il primo sul rapporto tra politica e giustizia, il secondo sui temi della legalità.

Rinnovare eliminando la sete di potere

L’incontro sul rapporto “Persona, istituzioni ed etica” del 17 maggio, presso l’Università del Salento, è stato tenuto dal prof. Salvatore Cipressa, docente dell’Issr di Lecce. Il suo intervento, senza la pretesa dell’esaustività, interseca
l’etica con l’emergenza persona e con le istituzioni in un dialogo scevro da individualismo ed egoismo. L’uomo ha antropologicamente valore oggettivo, trascendente, normativo, indipendentemente dalle categorie sociali, economiche, culturali che lo connotano. Come afferma il filosofo Kant è fine non mezzo, in quanto creato, già in vista dell’incarnazione di Cristo, capax Dei. Pertanto, ogni abuso contro esso è conseguenza di una distorta, gretta, riduzionistica concezione, per cui “i delitti sono diritti”. Etica è sinonimo di comunità, fraternità, amore: tutti sono corresponsabili con le istituzioni, organizzazioni sociali, politiche, economiche, culturali con supporto di norme, contenuti, modus vivendi, che risalgono ad un’autorità superiore chiamata alla tutela comune contro l’utilitarismo e gli interessi materiali dei pochi e, in quanto tale, vera rappresentante di Dio. Ordine, giustizia, coerenza, sicurezza, fiducia, identità sono le griglie interpretative del rapporto persona-istituzione. Nella società, in cui si constata che il male fa più notizia, l’uomo probo è chiamato a essere luce del mondo e sale della terra. Aristotelicamente solo se i cittadini imitano le persone sagge si potrà rinnovare la città nella giustizia. Se la Costituzione italiana promuove lo Stato democratico, la
dignità e l’uguaglianza, è pur acclarato che dovunque serpeggia “la sete di potere e la brama esclusiva del profitto”
(Giovanni Paolo II). La politica è un servizio che deve avere a cuore soprattutto i più deboli. Come dice Paolo VI, dunque, “è la più alta forma di carità”, affinché ci sia pace, sviluppo, crescita per tutti.

In una villa confiscata per mobilitare le coscienze

Nel ventennale dall’eccidio di Capaci, in cui morirono Falcone, la Morvillo e gli agenti di scorta, e dall’uccisione di Borsellino, il 23 maggio si è svolta la tavola rotonda popolare sul tema “Dalla strage di mafia alla mobilitazione delle coscienze. Memoria e impegno” presso la Villa confiscata in Contrada S. Barbara di Torchiarolo, affidata alla cooperativa “Terre di Puglia-Libera Terra”. Dopo un minuto di silenzio, dedicato alle vittime dell’attentato di Brindisi, alla presenza di Brizio Montinaro, dei responsabili di Libera, della figlia di Renata Fonte, Viviana, del Procuratore
di Napoli, del Direttore del Dip. di Scienze Giuridiche dell’Università di Lecce, Raffaele De Giorgi, e di don Nicola Macculi, don Raffaele Bruno ha ricordato le fasi essenziali del riattamento e della presa di possesso della tenuta. Al di là dell’attività vitivinicola della fondazione, che produce varietà di vino primitivo invecchiato, ognuna riferita al nome di una vittima della criminalità organizzata, suo scopo è fare di quella sede “una casa di tutti”. Nel convegno Montinaro ha ricordato il fratello Antonio, agente della scorta di Falcone, come uomo semplice, arguto, generoso. Ma vi è stata
pure fatta memoria degli atti criminosi consumati tra gli anni ’80 e ’90 con particolare richiamo all’omicidio dell’assessore di Nardò R. Fonte, rammentato da Viviana, che ha espresso rammarico per la connivenza e le coperture anche giudiziarie, contesto del misfatto, e ha invitato al coraggio e alla denuncia, senza dare spazio alla rassegnazione e appellandosi alla cultura e religiosità di ogni persona. V. B. Stamerra, già direttore del Quotidiano di Lecce, ha delineato l’allarmante salto di qualità dell’azione della SCU, prima concentrata sull’abigeato, ora orientata su più alti livelli sociali ed economici. Il Procuratore di Napoli, dal suo canto, ha sollecitato alla lotta, pur se faticosa, in favore della legalità, che deve impegnare quotidianamente per migliorare la convivenza civile. Il recupero della normalità nella difesa di valori condivisi, nell’opportunità d’impiego, nella salvaguardia dei diritti del lavoratore è il nucleo dell’intervento di don Nicola. Ha sottolineato il ruolo determinante della Chiesa di Lecce nel favorire l’incontro tra istituzioni, parrocchie e circoli, dare speranza contro il disfattismo e garantire la crescita del Salento, affinché sia più fruibile e vivibile per i giovani. “La mafia è un fatto umano che come tale ha un inizio e una fine” ha detto De Giorgi, mutuando le parole di Falcone. Poiché facilitare la “normalità di inclusione” è propria della violazione del diritto, occorre la memoria normalizzata della riflessione, la semplificazione del vivere la legalità quotidiana.

Sonia Marulli

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