Pubblicato in: Ven, Ago 22nd, 2014

Vescovo/Oronzo, il primo sposo della Chiesa di Lecce

L’anello al dito, segno tangibile della fedeltà sacramentale al popolo che gli è stato affidato.

Poiché la finalità del giornale non è fare teologia, mi sento libero di offrire solo alcune riflessioni sulla figura e il ministero del Vescovo nella Chiesa dioce­sana e magari anche qualche provocazione. Chi è il vescovo per molta gente? Un super sacerdote, come il sacerdote per alcuni è un super cristiano! Una persona di potere riverita da molti, accolta dalla gente; però vista lontana dal quotidia­no delle persone, proprio come coloro che esercitano un pote­re, che sia politico o economico o culturale, ecc; un burocrate insomma che ha più relazioni e contatti con la gente che conta. Meno male che per altra gente, e non è poca, il Vescovo è tutt’altro. La gente che vive nella fede della Chiesa sa e sente profondamente che non è la chiesa per il Vescovo, ma è il vescovo per la Chiesa. Non fa lui la Chiesa: è del Padre; ma è chiamato e unto dallo stesso Spirito che ha unto Cristo e lo ha mandato “ad annunciare ai poveri il lieto annuncio, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati; ai prigionieri la libe­razione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore” (Lc 4,18-19).

Il fatto di essere stato unto dallo Spirito Santo, lo porta ad esse­re quel discepolo di Gesù che, non per sua capacità umana, è intimo suo, e chiamato come lui e gli apostoli ad essere al servizio di tutti: “mi sono fatto servo di tutti per guadagnare il maggior numero… mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno” (1 Cor 9,19). Potremmo chiamare il vescovo icona, o sacramento di Gesù. Non è venuto per essere servito e riverito dalla gente, ma per servire e dare la vita per la Chiesa universale e per il popolo di Dio, affidatogli dal Signore attraverso il ministero di Pietro: il Papa. È quindi un uomo di Dio, non del mondo. Un uomo che guardandosi nel profondo di sé, e vedendosi oggetto di un amore unico da parte del Signore per man­darlo a servire il suo gregge, risponde ogni giorno sì a Dio donandosi senza riserve alla sua Chiesa.

lecce

Non c’è Vescovo senza la Chiesa, come non c’è Chiesa senza il Vescovo; senza il servizio dell’unto del Signore che, come pastore, guida il popolo di Dio sulla scia degli Apostoli. Per cui è il servo che “tende alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza” (Cf 1 Tm 6,11). È inimmaginabile un vescovo che non abbia uno stretto legame con il popolo che gli è stato affidato. Esiste per il popolo; la sua vita è dono nel dono di Cristo al Padre. È il sì di Cristo al Padre per la sal­vezza della sua gente. L’anello che porta al dito è segno della sua fedeltà al popolo, sì, ma soprattutto è memoria costante del suo sì al Bel Pastore della Chiesa: Cristo Gesù. Per questo la sua azione, sia liturgica, sia di governo, sia di annuncio è la stessa azione di Cristo che, guidato dallo Spirito, annun­cia a tutti l’anno di grazia del Signore, facendosi piccolo con i piccoli. Per questo non può tacere, il vescovo, in materia di bene comune e sulle emergenze socioeconomiche che toccano il suo territorio. Ma non tacere significa condividere la gente, vivendo come Gesù e in Gesù da povero.

Se la povertà è scelta di vita di ogni cristiano, ancor più è per colui che impersona Cristo e il suo ministero: il Vescovo. L’annuncio del Vangelo trova oggi ascolto e accoglienza se si incarna la povertà di Gesù che “da ricco si fece povero per voi, perché diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (Cf 2 Cor 8,9). Il vescovo è chiamato ad essere povero, a servizio del Vangelo. Solo se uomo di Dio, può essere profeta coraggioso, uomo di speranza. Non è allora l’onore la qualifica del vescovo, ma l’essere il discepolo che prima e con gli altri, con tutta la Chiesa, segue il Signore nel dono supremo della croce. Il programma e il metodo di vita degli apostoli consegnato da Gesù con il suo esempio e il suo invito è stato il salire sulla croce. Possiamo dire che al ve­scovo, come successore degli apostoli, è concesso l’onore del Golgota che non può scambia­re con nessun altro onore del mondo. Il servizio episcopale è servizio del Golgota perché è il servizio apostolico e agli apostoli il Signore ha detto: “il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati” (Mc 10,39). Gesù ha associato gli apostoli al dono di vita suo, al sangue della croce versato per tutti. Quanti vescovi sono stati mar­tirizzati nella storia, e tra questi anche il nostro santo patrono Sant’Oronzo! Il vescovo sposa la chiesa, per cui la sua gioia e la sua angoscia sono quelle del­la chiesa. Per lei sale ogni gior­no sul Golgota nella celebra­zione della Santa Eucarestia. Ogni lacrima dei sofferenti, dei poveri; ogni cuore ferito lo fa essere solidale; lo fa salire sul Golgota dell’abbandono e del dono al Padre perché provveda ai suoi figli. Il Vescovo vive sul Golgota quando guarda come il seme del Vangelo cade sulla strada e gli uccelli lo divorano o tra le spine e queste lo soffo­cano (Cf Mt 13). Stando lì, la sua preghiera è accolta e il suo servizio diventa grazia, gioia per tutti, comunione.

Pierino Liquori

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