Viaggio nel Pianeta delle Adozioni/Noi Famiglie, per amore dei bambini
Due storie: il racconto di Michele e Franca e la storia di Sara.
Continua la campagna informativa sul complesso tema delle adozioni. Dopo aver fatto ricorso, nelle uscite precedenti, alla professionalità e all’esperienza della dott.ssa Maria Rita Verardo, Giudice minorile già presidente del Tribunale per i Minorenni di Lecce e dell’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minori e per la Famiglia (A.I.M.M.F.), questa settimana presentiamo due storie diverse tra loro ma, come sempre, accomunate dall’amore e del senso di responsabilità verso la famiglia: il caso dell’adozione internazionale raccontato da Michele e Franca, e l’esperienza ripetuta di affido di Sara.
TESTIMONIANZA 1/ADOZIONE INTERNAZIONALE, UN GESTO D’AMORE
“DA DUE A CINQUE SENZA ACCORGERCENE”
Quella di Michele e Franca è la storia di una giovane coppia che da due anni vive o – come preferiscono dire – ‘condivide’ la straordinaria esperienza dell’adozione internazionale. Loro sono tra i fortunati che si sono visti presto riconoscere il diritto di essere genitori. La loro storia è iniziata appena tre anni fa quando, dopo alcuni tentativi di gravidanza non andati a buon fine, hanno subito optato per l’adozione. La richiesta, il colloquio e dopo pochi mesi una ipotesi di abbinamento che hanno subito confermato. A loro abbiamo rivolto una semplice domanda: “Sulla base della vostra esperienza, cosa vuol dire per voi oggi l’adozione?”.
È un’esperienza personale e interiore – scissa dal sentimento propriamente religioso – che porta a essere in grado di amare in maniera incondizionata, di amare il figlio (e non solo l’idea si esso) senza conoscerne le sue sembianze. Ma è anche la capacità di compiere un’impresa ancora più ardua: farsi adottare come papà e mamma e questo non è sempre facile se si prova anche solo ad immaginare le esperienze da cui provengono questi bambini.
Inutile dire che, come per la maggior parte delle coppie che cercano un’adozione, anche per noi il percorso è iniziato dalla constatazione di non riuscire ad avere bambini. Il nostro desiderio di essere genitori era in noi ancora prima del matrimonio e la paura di non poterlo essere secondo l’ordine naturale delle cose ci aveva già sfiorato. La risposta? Lo adottiamo… e così è stato!
Non fraintendeteci, il dolore ad ogni test negativo c’era e, in alcune circostanze, è stato talmente forte da irrigidire per qualche giorno i nostri rapporti di coppia. Purtroppo si sa, quando si presentano complicazioni di questo genere, inconsciamente si tende a dare la colpa all’altro oppure ad assumersi la totale responsabilità di quella che consideriamo una mancanza. Noi però siamo stati razionali e, dopo che le analisi hanno appurato che non era colpa di nessuno, non ci siamo persi in inutili piagnistei e abbiamo preferito pensare che forse i figli destinati a noi erano già nati in qualche parte del mondo.















