Viaggio nel Pianeta delle Adozioni/Noi Famiglie, per amore dei bambini
Dopo aver presentato domanda d’idoneità presso il Tribunale, prima ancora di avere una risposta, iniziammo a prendere contatto con varie associazioni che, in qualche modo, fanno da tramite tra il nostro tribunale e gli enti predisposti alle adozioni dei paesi di provenienza dei bambini. Ogni volta si ripeteva lo stesso ‘rituale’: compilazione moduli, colloqui con assistenti sociali del territorio e, qualche volta, trovavamo qualche anima pia che ci forniva qualche informazione in più sulle liste d’attesa; c’era chi parlava di sette-otto mesi e chi ci faceva crollare ogni speranza prospettando tempi molto più lunghi.
Poi, nel giro di pochi mesi, inaspettatamente giunse la notizia di una ipotesi di abbinamento che, non senza perplessità a dubbi, decidemmo di accettare. Si trattava di tre sorelline brasiliane di cinque, quattro e due anni che il tribunale preferiva non dividere per non aggiungere, al trauma del cambio di nazione, anche quello della separazione dai fratelli.
Sapevamo che ci aspettava un duro lavoro: dovevamo riuscire a far si che le bambine si riappropriassero del diritto di crescere come bambine, della loro innocenza e di quel sorriso che sembravano aver perso. C’è voluto molto più impegno del previsto per quanto riguarda le due più grandi… per loro non deve essere stato facile accettare di cambiare famiglia, casa e addirittura paese.
In tutto questo è tornata molto utile l’attività di preparazione e formazione cui abbiamo preso parte prima dell’adozione. Si è trattato di una specie di corso in cui ci sono state date delle ‘dritte’ su come affrontare questioni pratiche, abbiamo fatto incontri con operatori esperti del settore e un utilissimo confronto con altri genitori adottivi. Oggi, a distanza di due anni, tante volte guardiamo le nostre ragazze e fantastichiamo sul fatto che magari, un giorno, con qualche possibilità economica in più, potremmo allargare ancora la nostra famiglia.
Michele e Franca















