Viaggio nel Sindacato/Uil, ripartire dall’uomo per uscire dalla Crisi
A colloquio con il Segretario Generale Provinciale, Salvatore Giannetto: tuteliamo i diritti dei cittadini a tutto tondo e lottiamo per un nuovo stato sociale.
“Non è solo l’economia reale che deve recuperare centralità rispetto alla finanza, ma l’individuo con la sua storia e i suoi valori”.
È una crisi etica, prima ancora che finanziaria ed economica, quella che ha investito come un mare in tempesta le nostre vite negli ultimi anni. Soltanto comprendendo questo si potrà trovare la chiave per riaprire le porte dell’economia, cioè il recupero dell’individuo con il suo bagaglio di storia e valori universali. Così, Salvatore Giannetto, Segretario generale del sindacato Uil di Lecce, mostra le radici di questa crisi internazionale. Sarà lui a condurci nella storia e nei principi di una delle principali realtà sindacali italiane.
Dott. Giannetto quando e come nasce la Uil?
La Uil nasce alla presenza di 253 delegati, provenienti da tutt’Italia, il 5 marzo del 1950, per creare una forza sindacale autonoma dalle egemonie delle forze politiche e dalle altre due grandi centrali sindacali confederali, la Cisl e la Cgil. Si ispirò ai principi del socialismo di Filippo Turati ed alle idealità repubblicane di Giuseppe Mazzini. Laica ed indipendente, la Uil nacque per affrontare tutti i problemi che investono i lavoratori.
Quanti iscritti contate attualmente?
Gli iscritti alla Uil di Lecce nel 2012 ammontano a circa 40 mila, di cui un terzo pensionati. Mentre a livello nazionale sono 2 milioni e 200 mila. Quali sono più specificatamente le priorità del vostro sindacato?
La Uil persegue, in coerenza con i suoi principi, l’attuazione del riformismo nella società italiana, come unica valorizzazione del lavoro e dello sviluppo equilibrato della società, attraverso un’economia solidale e partecipativa, ma rispettosa della dignità dell’uomo e dell’ambiente. Nei suoi ultimi congressi al centro della sua attenzione vi è il lavoro in tutte le sue forme vecchie e nuove, tema tanto caro a Bruno Buozzi indiscusso e stimato fondatore del sindacato unitario nel dopoguerra, martire dell’antifascismo a pochi giorni dalla fine del regime.
A vantaggio di quali professioni operate e quali sono le categorie in cui la Uil si suddivide?
La Uil resta il sindacato italiano che per antonomasia persegue la tutela e l’affermazione dei diritti dei cittadini a tutto tondo. Quindi attraverso la confederazione, le categorie professionali con la loro autonomia ed i numerosi enti, società e associazioni collaterali, la Uil lotta non solo per l’occupazione e lo sviluppo economico, ma anche per un nuovo Stato sociale, che promuova gli individui ed abbandoni la mera assistenza, per una nuova coesione sociale, che è il vero problema della società contemporanea dal quale ripartire.
Che tipi di servizi offrite ai cittadini?
La Uil dispone di una fitta rete di presenza nel territorio e sui luoghi di lavoro, attraverso le camere sindacali comunali ed i suoi rappresentanti sindacali. Attraverso il patronato Ital, il Caaf, l’ADA, l’Adoc, il coordinamento delle donne, ed altre associazioni, garantisce risposte concrete ai bisogni di migliaia di cittadini, dalla previdenza all’assistenza, dal fisco ai soggetti deboli ai consumatori.
L’Italia e la Puglia in particolare, stanno attraversando le acque tempestose della crisi. Secondo Lei quali sono i pilastri su cui chi governa dovrebbe fare leva per ristabilire il welfare far ripartire per tutti la ruota dell’economia?
L’attuale crisi, prima di essere finanziaria ed economica, è fondamentalmente etica, fino a quando non si comprenderà questo, ogni misura rischierà di ricreare le condizioni che viviamo. Ciò significa che va recuperato a tutti i livelli un forte senso di responsabilità e l’appartenenza ad un progetto comune, che rimotivi la società verso il lavoro, la famiglia, l’individuo, la cultura e l’ambiente. Le buone prassi per affermare la legalità, ed una grande attenzione agli investimenti sociali, culturali ed ambientali, sono le sole chiavi che possono ridare coesione alla società. Non è vero che mancano le risorse, se pensiamo alla vasta area di evasione fiscale o al fatto che restano inutilizzate il 60% delle risorse comunitarie. Non è solo l’economia reale che deve recuperare centralità rispetto alla finanza, ma l’individuo con il suo bagalio di storia e valori universali.
Si può ancora oggi parlare di potere sindacale, o negli ultimi tempi è mutato qualcosa?
La crisi dei sistemi democratici occidentali è vecchia di alcuni decenni, essa consiste nell’incapacità di soddisfare vecchi e nuovi bisogni, che hanno assediato ormai le istituzioni ed i corpi intermedi della società, come il sindacato. Esso si confronta con le istituzioni e le parti datoriali per cercare risposte valide a questi bisogni e finisce per riflettere la loro crisi di autorevolezza e di efficienza. Cerchiamo di rispondere a queste difficoltà con una maggiore apertura verso la società, che ci consenta analisi sempre più precise, con strumenti contrattuali e di rappresentanza moderni, come accade con i nuovi accordi siglati in questi anni e con una rete umana ed immateriale sempre più aggiornata, per fornire sempre più servizi alle persone ed in sempre maggiore collaborazione con il variegato mondo dell’associazionismo.

















