Pubblicato in: Mer, Mar 6th, 2013

Viaggio nella Sanità Salentina/Il nuovo Pronto Soccorso di Copertino/Patologie acute e bisogni di base: interventi di prossimità

A COLLOQUIO CON IL PRIMARIO, DOTT. PIETRO DE ANGELIS.

“SEMPRE APERTO, FACILMENTE ACCESSIBILE, DISPONIBILE VERSO TUTTI”.

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NON AVEVA PIÙ DI 5 ANNI/“Tanti i ricordi, “faccio” il medico da 37 anni e nonostante l’esperienza, la sofferenza dei bambini lascia ancora il segno più forte: qualche anno fa tentammo una disperata e, purtroppo, inutile rianimazione su un bambino che giunse in ospedale con gravissime conseguenze da annegamento. Fu uno choc per tutti, non aveva più di 5 anni”.

È il punto di contatto per chi deve rivol­gersi all’ospedale in un momento di emergenza. Il Pronto Soccorso è quella struttura che per prima deve soddisfare criteri di efficienza e efficacia, per of­frire l’immediata risposta alle differenti necessità dell’utenza.

Al di qua del bianco traslucido di una porta a ve­tri, i pensieri e le ansie dei parenti si incrociano e si compongono nell’atmosfera della sala, in at­tesa di un riscontro o una risposta che non tarda a venire; oltre la porta un sistema complesso di azioni e procedure codifica e gestisce l’emergen­za, ne delinea gli ambiti, favorisce la soluzione.

Così, presso l’Ospedale di Copertino, la qualità dell’organizzazione e del metodo di lavoro adot­tati dall’ “Unità operativa di medicina e chirurgia d’urgenza e accettazione” diretta dal dott. Pietro De Angelis, trova riscontro anche in relazione al dato nazionale che stabilisce il rapporto tra acces­si e ricoveri: nel resto del Paese su 100 persone che accedono alle cure del Pronto Soccorso, 15 continuano il percorso ospedaliero con il ricove­ro, a Copertino sono solo 11.

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Dott. De Angelis, questo risultato appare importante anche nell’ottica della ottimiz­zazione e ed economia delle risorse.

“Sì, effettivamente 4 punti in percentuale in meno sono tanti. Uno screening accurato delle situa­zioni che si presentano qui in emergenza consen­te di evitare ricoveri inutili”.

L’accesso al pronto soccorso è dunque un punto di snodo fondamentale.

“Potremmo concordare con questa affermazione. Sì, è’ più del semplice primo intervento, i nostri obiettivi sono in primis stabilizzare il paziente, facendone una diagnosi cui facciamo seguire la cura che può concludersi con una risoluzione de­finitiva dell’emergenza o costituisce l’apertura di un percorso che prosegue in altro reparto”.

Quanti pazienti hanno avuto accesso nel­lo scorso anno a questa unità operativa di medicina e chirurgia d’urgenza e accet­tazione?

Circa 32000 e il 15,5% sono stati codici di gravità maggiori, vale a dire gialli e rossi.

La riduzione del dato globale, l’11% contro il 15% nazionale, è dovuto a cosa, secon­do lei?

È di sicuro frutto della competenza e profes­sionalità di tutto il personale. È un risultato del team: l’ho voluto specificare anche al direttore generale, proprio di recente. Se questa unità ope­rativa è arrivata sin qui il merito è di ogni singo­lo componente, medici, infermieri, collaboratori e della cooperazione con gli altri reparti, quelli che coinvolgiamo per le consulenze.

Di quante unità dispone?

Sono 8 i medici del reparto, a loro si affian­cano colleghi del 118, cinque nello specifico, che completano le loro ore qui da noi al Pronto Soccorso. In questo modo abbiamo 2 medici per turno. Gli infermieri sono 20 e 6 unità tra oss e ausiliari.

Chi assegna i codici?

Lo fa uno degli infermieri professionali, ad­detto all’accoglienza. È per questa funzione ri­chiesta una formazione specifica. Il triage è fon­damentale, non noto a tutti. Il termine deriva dal francese “trier”, che significa scegliere, ed indi­ca, in questo caso, il complesso e delicato pro­cesso che, ben oltre la semplice registrazione dei dati anagrafici, attraverso la raccolta della sto­ria del problema attuale, di informazioni fornite da familiari o soccorritori, della documentazione medica relativa all’invio del paziente e del rile­vamento dei parametri vitali, stato di coscienza, caratteristiche e frequenza respiratoria, frequen­za cardiaca regolarità del ritmo e così via.

Scopo del triage è proprio quello di stabilire la priorità di accesso agli ambulatori di visita in relazione alle reali o potenziali gravità ed urgenza presen­tate dal paziente. In tale maniera si riduce al mi­nimo il ritardo di intervento sul paziente urgente regolando il flusso dei pazienti e mantenendo pertanto l’efficienza complessiva della struttura del Pronto Soccorso.

Come si è arrivati al triage. È una procedura adottata, ovviamente, da tutti i pronto soccor­so.

Il triage si è reso necessario nei grandi Pron­to Soccorso di tutto il mondo perché si verifica una “discrepanza” tra le risorse disponibili ri­spetto al numero dei pazienti che chiedono di es­sere visitati. Può accadere, e non è infrequente ( nel corso dell’intervista c’erano in osservazione presso l’unità 5 codici gialli – ndr ) che si debba­no “gestire” contemporaneamente più pazienti.

Si è resa perciò necessaria l’istituzione di questa valutazione che stabilisce, appunto, la priorità con la quale i pazienti potranno acce­dere alla visita medica.

In sintesi, con il triage, si supera la logica della lista di attesa in base all’ordine di arrivo dei pazienti, privilegiando piuttosto i loro problemi acuti di salute al fine di evitare che le emergenze reali vengano trattate con ritardo e, più in generale, che le “urgenze minori” possano avere la precedenza su quelle “maggiori”.

Va ancora una volta sottolineato che il personale dedicato al triage, nell’assegna­zione del codice colore, segue protocolli interni del Pronto Soccorso strutturati sulla base delle linee guida nazionali ed internazionali.

La formazione è dunque uno degli aspetti fondamentali e primari, come del resto è auspicabile, in campo sanitario.

Assolutamente. L’infermiere professionale del triage è un professionista con notevole espe­rienza nel campo dell’emergenza. Il Suo profilo professionale prevede il conseguimento di diplo­ma di laurea e viene riconosciuta una autono­mia professionale che rende conto dello sviluppo culturale che negli anni si è avuto, tanto da ve­nir riconosciuta la possibilità di azioni un tempo impensabili come la defibrillazione in caso di arresto cardiaco.

Chi accoglie il paziente fa una valutazione dei parametri vitali, raccoglie la storia e stabili­sce codice. È evidente che questo tipo di compe­tenza è frutto di specifica formazione e richiamo della stessa con metodica periodicità. Si tratta di una figura che ha, come ho già detto, la compe­tenza per il Basic life support defibrillation, per fare le manovre da compiere per intervenire in caso di arresto cardiaco, collaborando fattiva­mente con il medico.

Una formazione che fate in rete con altri ospedali.

Anche, ma qui disponiamo, nel nostro ospe­dale e in seno alla Azienda Sanitaria Locale, di un ufficio che è preposto alla organizzazione e programmazione delle attività formative. Ma questo anche per i medici. La formazione è lo strumento per migliorare costantemente la qua­lità del servizio. Tutti siamo in aggiornamento continuo. L’ufficio specifico lo promuove anche sulla base delle istanze che riceve.

Un’area di pronto soccorso è un ambien­te che ha la funzione di accogliere le per­sone in un momento che può esser an­che di grande difficoltà. Anche l’aspetto della struttura ha il suo peso. Qui a Co­pertino c’è anche questo aspetto positi­vo: è tutto lindo e nuovo!

Sì, è vero, è tutto nuovo, ci siamo trasferiti da poco più di una settimana. Da tempo era sta­to stabilito che il vecchio pronto soccorso non era sufficiente per logistica e superficie. Si arti­colava in un’area che era la metà di questa ed era per questo inadeguato al flusso di pazienti che riceviamo, a volte con picchi di 200 al gior­no.

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