Vicari Generali/Mons. Achille Doriguzzi…
Al fianco dei Vescovi Costa e Minerva esercitando la virtù della prudenza.
La figuara sacerdotale di don Achille è stata certamente assai incisiva ed articolata nello stesso tempo. Figura che in sintesi può essere così delineata: Segretario del Vescovo Trama, Primo cerimoniere del Duomo, Assistente della Gioventù femminile di AC, Giudice inquirente del Tribunale diocesano, Rettore di “S. Antonio della piazza” (v. d. San Giuseppe). I Presuli cui è stato accanto nel lungo governo pastorale sono stati due: il venerato mons. Costa, negli ultimi quattro anni del suo episcopato lupiense, e l’infaticabile mons. Minerva, scomparso da pochi anni alla fine della sua lunga giornata terrena. Ma pur anco “duplice” è stata la sua presenza al vertice della Diocesi: “vicaria” prima e “delegata” poi. Presenze diverse che si unificano nell’esercizio di una sola virtù pastorale: la prudentia regnativa (prudenza nel governare). Che si affianca a quell’altra ancor prestigiosa che è il saper mediare. Tra superiori e sudditi, tra clero e fedeli. Situazioni di tempi e diversità di persone sono soltanto la “corteccia” di questo mediare ed attendere. Un antico adagio medievale, commentando la funzione del “baculo” pastorale così insegna: “In baculi forma, praesul, datur haec tibi norma, attrae per primum, rege per medium, punge per imum” (attira, soreggi, stimola).
Cui si affianca un altro proverbio ancor più recente, che tradotto in lingua italiana suona così: “se è dotto ci insegni, se è prudente ci guidi, se è santo preghi per noi. Che se nel tempo del quadriennio “Costa”, attese le condizioni di salute del Presule titolare; il compito di governare è prevalso su quello di mediare, dobbiamo riconoscere che nel Nostro è stata ancor più incisiva la sua virtù di pazienza nell’ancor più lungo decennio di delega canonica durante l’episcopato “Minerva” che si coestende col primo decennio di sua guida pastorale tra noi. Sicché, quando a metà Novecento si è aperta la successione in vetta all’organismo direzionale di Curia, è spiegabile un’attendersi unanime di clero e fedeli per un’alternarsi di metodo che segnasse il passo con il rinnovamento della pastorale diocesana, quasi preludio degli anni conciliari. Ed è stato proprio allora che l’equilibrio di mons. Minerva ha scelto un prosieguo collaborativo meno impegnativo nel suo primo collaboratore, con la scelta della delega vescovile compatibile col primo Codice al posto del Vicariato generale. Come presto si evince dalla scelta della successiva designazione…
Oronzo De Simone


















