Vicari Generali/Mons. Antonio Giancane…
Pioniere di Civiltà Cristiana nella Periferia di Lecce.
Con mons. Antonio Giancane lungo il percorso alterno di vicari e delegati, giungiamo al passaggio tra cronaca e storia. Varcando così i famosi 50 anni che dividono, quasi senza accorgersi, l’una dall’altra. Mons. Doriguzzi, morì il 17 maggio del 1963. A Lecce sulla Cattedra di S. Oronzo (come recita la tradizione) sedeva ormai da 12 anni mons. Francesco Minerva e si evidenziavano già le sue grandi opere pastorali, il suo procedere con prudenza nelle nuove nomine. Egli, anche stavolta volle giungere all’“ordinariato” attraverso la “delega” nell’assegnare la prima carica dell’ordinamento diocesano. Però, la non attesa e prematura morte del Canonico Giancane fece verificare un’inversione proporzionale della durata degli incarichi assunti. Sicché l’ufficio di delegato vescovile superò quasi di un anno (6 contro 5) quello che doveva essere il normale duraturo permanere del Vicario Generale, dottore in teologia alla facoltà di Napoli – S. Luigi (Posillipo), tornò in Città a fine ’33 e fu mandato da mons. Costa come pro-parroco di S. Lazzaro accanto allo zio mons. Vincenzo Prato, il quale nemmeno sessantenne aveva avuto un “colpettino mentale”.
La Parrocchia in questione era la prima “urbana” fondata da mons. Trama, giuridicamente il 1908; ma ancor prima come “coadiutoria”; e aggiungiamo anche la prima al di là delle mura cittadine. E don Antonio vi rimase anche con i compiti già detti allorché, dopo soli 28 anni, nel dicembre ’39 vinse il concorso di Canonico Teologo del Duomo. Quando a detta età era proibito ai Canonici di Lecce usare le insegne pontificali, perché allora a soli trenta “iure merito” (a buon diritto), in virtù del primo codice, le potevano usare solo gli stessi novelli Vescovi. Limite spostato in avanti dal vigente Codice dell’83. Ma l’esperienza teologica del Nostro non dovette a lungo durare, attraverso la domenicale lezione dottorale in Duomo, perché appena finita la guerra ci si accorse che era necessario scindere in due la ormai collaudata nuova Parrocchia extraurbana. E fu proprio quando il Parroco – nipote organizzò una missione popolare nella parte più esterna del territorio parrocchiale: non senza l’intervento della Divina Provvidenza. E la prima Parrocchia fondata dal successivo Vescovo Minerva (8 – XII – 1951) fu proprio S. Guido, giuridicamente affidata alle cure di don Antonio. Tuttavia, egli non fu solo Parroco… Nel ’50 lo troviamo in vetta all’A.C. diocesana, come Delegato Vescovile; così come nella riforma del ’69 a capo del Tribunale Ecclesiastico Diocesano. Tutto ciò giustifica la predilezione del Vescovo Minerva nei suoi confronti: Parroco a lungo e Dottore in Teologia Dommatica. Abbiamo chiesto di recente a mons. Franco Lupo, quale Prelato d’Onore e suo primo, affezionato, collaboratore parrocchiale a S. Guido, un giudizio sintetico e ponderato sulla personalità sacerdotale di don Antonio, che qui di seguito riportiamo: “Sacerdote con tante doti umane e pastorali, amato dal popolo con una fede granitica sulla Parola del Signore. Pioniere di civiltà cristiana nella periferia di Lecce”.
Oronzo De Simone
















