Vince la Storia/Verso la Nuova Terra d’Otranto per recuperare l’identità adombrata
Se la Storia è maestra di vita, qualcosa può (e deve) insegnarci a proposito dell’infuocato dibattito sul futuro delle Province dell’area jonico-salentina dopo il decreto di riorganizzazione varato dal governo Monti che conferma Lecce, mentre pretende la fusione tra Taranto e Brindisi. Ma, le previsioni governative si stanno infrangendo contro il senso comune e il senso della storia.
Infatti, con il passare dei giorni ci si accorge che il polo di attrazione della nuova organizzazione territoriale del Sud Puglia è Lecce, in quanto punto di riferimento ed espressione di un Salento che ha saputo darsi una identità riconoscibile e riconosciuta. Brindisi e quasi tutti i comuni del Brindisino hanno scelto di riaffermare la loro salentinità. Ma, anche molti centri del Tarantino (non il capoluogo, però) guardano con interesse e simpatia al loro ritorno nell’antica Terra d’Otranto. Vince la storia, che si fa forte anche di considerazioni sul presente di carattere socio-economico e culturale. Vince la storia, perchéla Terrad’Otranto, che sostanzialmente comprendeva le province di Lecce, Brindisi e Taranto, ha un passato politico-amministrativo che risale all’XI secolo.
Rapporti millenari che hanno lasciato in eredità radici profonde, valori comuni, legami e, naturalmente, anche antagonismi che, però, non hanno mai messo in discussione quel senso di appartenenza ad un destino condiviso. Dopo l’Unità d’Italia, la Terrad’Otranto cambiò nome in Provincia di Lecce e solo nel 1923 nacque la provincia dello Ionio e nel 1927 quella di Brindisi. Sarebbe sbagliato considerare il dibattito in corso, in qualche caso condizionato da gelosie e rivendicazioni campanilistiche, un esercizio obbligato e imposto dalla necessità di dover comunque scegliere da che parte stare, se non si riflettesse sulla capacità che ha avuto la provincia di Lecce, soprattutto negli ultimi due decenni, di valorizzare il territorio e le sue risorse naturali, artistiche e culturali, sino a diventare un punto di riferimento e di attrattività sia in Puglia che a livello nazionale e internazionale.
Così, tra riscoperta di un fascino antico e l’affermazione di nuova intraprendenza imprenditoriale, è cresciuto anche un turismo capace di trascinare altri settori produttivi come l’enogastronomia, l’artigianato locale e i servizi. Un salto di qualità che ha pagato e che ora diventa un esempio da seguire per tanti e, in particolare, per quanti hanno potuto verificare da vicino – dallo Ionio all’Adriatico – vitalità e creatività di un sistema-Salento che può fare scuola e allargare i suoi attuali confini “politici”, sfruttando sinergie e attivando progetti comuni con notevole beneficio per tutti. È una sfida che varrebbe la pena affrontare.
Ha scritto Carmelo Bene: “Tuttala Terra d’Otranto è fuori di sé. Se ne è andata chissà dove. È una terra nomade, gira su se stessa. A vuoto”. Basterebbe non far girare più a vuoto questa nostra Terra, questo nostro Salento, come molto spesso è avvenuto e avviene, per farci guardare con più fiducia al futuro.
Adelmo Gaetani
Giornalista















