Pubblicato in: Sab, Mar 8th, 2014

Vincenzo Zara: Università e territorio, un patto per lo sviluppo

Il Rettore dell’Università del Salento è intervenuto al primo incontro del ciclo seminariale “Ricreare fiducia ricreare lavoro” organizzato dalla Cisl di Lecce e dall’Ufficio di Pastorale sociale e del lavoro dell’Arcidiocesi.

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Life Long Learning/L’Università si occuperà degli aggiornamenti professionali e sanitari di medici, farmacisti, biologi etc., compresi il settore giuridico. 

rettorato

Nella sala dell’an­tico Seminario di Piazza Duomo a Lecce si è aperto nei giorni scorsi il ciclo seminariale dal titolo “Ricreare fiducia, ricreare lavoro”. Relatore della prima conferenza è stato Vincenzo Zara, da quattro mesi nuovo Rettore dell’Università del Salento, presentato e introdot­to da mons. Nicola Macculi, docente presso l’Issr di Lecce. “Formazione, nuova sfida educativa”: questo il tema proposto, che sintetizza la necessità di un incontro tra istituzione e territorio, per ga­rantire una maggiore disponi­bilità a sopperire alle esigenze locali.

Ecco alcune delle principa­li tematiche emerse prima, durante il convegno e poi nel dibattito ricco di spunti.

LE SFIDE PIÙ URGENTI

“Nell’attuale contesto so­cioculturale – ha spiegato il rettore Zara – occorre miglio­rare il rapporto tra il mondo variegato della formazione e il territorio. Pertanto, emer­ge innanzitutto il bisogno di diversificare i percorsi e la tipologia dell’offerta formati­va, che non ha più riferimenti standard o target, ma una plu­ralità di essi. In effetti, biso­gna pensare anche agli adulti, agli strumenti ed al mercato del lavoro, cioè all’esigenza di una formazione poliedrica rivolta ai diversi destinatari”.

GLI ENTI COINVOLTI

“In questo progetto, – ha proseguito il rettore – certa­mente, occorre una comunio­ne d’intenti tra le istituzioni locali e la scuola, l’università e la ricerca, un programma che colleghi l’apprendere con l’operare. È, infatti, neces­sario che l’universo della formazione si intrecci con il mercato del lavoro, attraverso la consulenza, l’assistenza nel continuo apprendimento e nella promozione dell’im­prenditorialità. Per attuare questo piano operativo e per sviluppare percorsi interdi­pendenti bisogna ricercare nuove risorse, provenienti sia dall’ambito europeo che dal settore privato, preso atto dei tagli del Ministero”.

Vincenzo zara

MISSION DELL’UNIVER­SITÀ

“Gli Atenei – ha detto Zara – mirano principalmente a for­mare i soggetti e promuovere la ricerca scientifica. Poiché è necessario migliorarne la qualità dell’offerta, esiste già l’Agenzia di Valutazione del Sistema Universitario, l’An­vur, la quale monitora affinché i percorsi formativi proposti dalle Università rispondano ad una domanda che scatu­risce dall’esperienza della vita quotidiana, in particolare delle famiglie e del contesto lavorativo”.

PERCORSI E MODELLI

“Nelle proposte della didattica universitaria – ha spiegato il ‘numero uno’ dell’Università del Salento – esistono vari percorsi e modelli: “il 3 più 2”, “il 3 e 2”, “il 3 e tutto il resto del mondo”. “Il 3 più 2” è un vecchio modello, in controtendenza rispetto agli ultimi 10-15 anni e al sistema europeo. Esso prevede un iter a tre livelli: laurea triennale, laurea magistrale e dottorato. Il modello 3 e 2, invece, è quello specifico del sistema europeo ed implica un percor­so formativo di soli 3 anni, al quale, in rapporto alle esigen­ze di qualificazione nel lavoro, possono aggiungersi altri 2 anni, frequentabili senza limiti di tempo, anche ad esempio 20 anni dopo. Il terzo model­lo è “il 3 e tutto il resto del mondo”: è il 3 e 2 avanzato, che contempla 3 anni di studi per elevare il livello culturale della popolazione affinché tut­ti abbiano un titolo di istruzio­ne superiore; tutto il resto del mondo significa che il 2 non è solo, ma prosegue in un trien­nio, ovvero il dottorato, un iter molto accentuato di qualifica­zione scientifica. Il dottorato, in Italia relativamente recente, è visto come l’anticamera della ricerca, altrove risponde ad una necessaria capacità di analisi critica, di risoluzione dei problemi, certamente utile non solo nella ricerca scienti­fica, ma anche nell’ammini­strazione pubblica, nell’inno­vazione di tutti gli ambiti per un miglioramento globale del campo lavorativo e sociale. Naturalmente, è possibile adottare modelli diversificati a seconda dei contesti, ma con il rischio comunque di rimanere chiusi nei recinti d’interesse di ristrette cerchie elitarie. È ne­cessario, quindi, un confronto diretto con le organizzazioni più rappresentative dei vari tipi di percorsi formativi e di laurea”.

FORMAZIONE CONTINUA

“Per quanto concerne il life long learning, – ha continuato il rettore – cioè l’apprendi­mento per tutto il corso della vita, la questione ha origini lontane e la “Legge Forne­ro” ne ha mutuato il sistema inserendolo negli obiettivi dell’Università. Oltre ad offrire percorsi curriculari, l’Università si occuperà anche dell’educazione degli adulti, ad esempio, degli aggiorna­menti professionali e sanitari di medici, farmacisti, biologi etc., compresi il settore giu­ridico e, a larghe fasce, tutta la popolazione. È previsto un progetto idoneo sul nostro territorio. Infatti, si è già costituito un nucleo operativo che ne ascolterà le esigenze cercando di elaborare vie per la riqualificazione, l’aggiornamento di diverse categorie, sia per i professionisti sia per gli adulti che abbiano voglia di approfondire le proprie conoscenze. Tuttavia, rimane un percorso impegnativo per le risorse di cui necessita. In Italia una rete per elaborare strategie utili a questo tipo di iniziative consiste nel dialogare con gli adulti che hanno bisogno di formazione, ricostruirne il percorso, fare l’anamnesi di ciò che hanno acquisito nel cammino della loro vita”. “Sostituire la lezione – ha concluso – in presenza del docente con quella interattiva, non sortisce lo stesso effet­to. Quest’ultima modalità è un mezzo, non un fine, per acquisire o sviluppare compe­tenze, ma a scapito dell’em­patia che intercorre solo nel confronto diretto e personale tra allievo e docente. Soltanto così si possono trasmettere al meglio passione, entusiasmo, coinvolgimento prima ancora dei contenuti e delle nozioni proposte”.

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