Visita Pastorale/Merine/Tanta voglia di Futuro per una Comunità solidale
Situato in una zona abitata dall’età del Bronzo, Merine, centro a 4 Km ad est di Lecce, vien fatto risalire all’alto-medioevo; sarebbe quindi antecedente a Lizzanello, Comune di cui Merine è frazione fin dal XIX secolo.
Per il toponimo di questa tra le più numerose frazioni della provincia, si fa riferimento al volgare fiorentino màrie, a sua volta proveniente dal nome araldico mera, ovvero luogo delizioso o luogo di pastura; altri lo riportano a merinos, razza pregiata di pecore spagnole, riferimento comune: la bellezza della natura e la vocazione pastorale del paese.
Tra i monumenti significativi, la chiesa dell’Assunta, il tempio più antico, risalente al XV sec. con affreschi che richiamano qu elli di Santa Caterina di Alessandria a Galatina e il palazzo baronale recentemente restaurato.
Tra le moderne realizzazioni “I Giardini d’Atena”, una presenza innovativa sotto l’aspetto progettuale e organizzativo, anche se la positività della destinazione iniziale, come ricorda l’avvocato Guendalina Pascali, è stata smorzata, trasformando la struttura da campus attrezzato per studenti e abitazioni di affitto temporaneo, in una realtà turistica, sia pure a metà tra Hotel, villaggio, residence.
Caratteristica della Comunità è l’aver conosciuto,come testimonia il sindaco Costantino Giovannico, uno sviluppo demografico di tipo particolare; si constata, infatti,un tendenziale aumento della popolazione anziana, accompagnato da un elevato numero di giovani, che incontrano difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro, e di giovani coppie che si trasferiscono a Merine, spinte dalla vicinanza con la città e dal minor costo delle case in affitto e in proprietà.
Questo “mosaico di tessere dai colori contrastanti”- come lo definisce la catechista Paola Perrone; ha portato ad uno sviluppo incontrollato che ha reso “sbiadita” l’identità del paese che, come rileva il parroco don Alessandro D’Elia “oscilla tra nostalgia del passato e slanci fantascientifici del futuro”. Una Comunità schiacciata tra una “storia centenaria fatta di piccole cose”: riconoscersi dai soprannomi, ritrovarsi in piazza, parlare e sparlare di tutto e tutti, vivere scandito dalle solennità religiose da una parte, e l’essere vittima dall’altro del prevalere sulle persone di un “labirinto di interessi dove si fa fatica a trovare il filo di Arianna capace di distinguere ciò che è diritto di tutti o privilegio di pochi”. Sono questi interessi settari che portano a termine in pochi mesi alcuni progetti e rimandano all’infinito le realizzazioni di altri. È il caso della nuova chiesa la cui costruzione prosegue con lentezza, ma che il paese attende in quanto l’attuale costruzione è insufficiente per le esigenze di una parrocchia che cresce in modo accelerato.
La Parrocchiadi Merine, Santa Maria delle Grazie, è peraltro un punto significativo di riferimento e d’aggregazione nella vita del paese; vi fa capo tra l’altro il “Comitato Festa Patronale e Sagra” che organizza “la sagra te lu ranu”, una manifestazione nata nel 1993 per iniziativa dell’allora parroco don Piero Quarta e continuata con successo dall’attuale che è anche presidente del comitato e il cui ricavato va alla parrocchia per le attività pastorali. La manifestazione nel simbolo cristiano del grano “frutto della terra e del lavoro dell’uomo” unisce il momento della festa, allietata da gruppi musicali emergenti ed affermati anche con repertorio salentino, con il momento religioso e prelude alle celebrazioni della Madonna Assunta, patrona del paese.
Appuntamento culturale ed enogastronomico – conferma il sindaco- ormai di richiamo nazionale che “coinvolge la comunità e promuove quei valori di fraternità, amicizia, solidarietà, propri di un paese che vuol essere accogliente”. A quest’ultimo fine sono in fase di realizzazione l’Asilo nido comunale con fondi regionali e altre realizzazioni strutturali di pubblica utilità e il completamento del centro pastorale.
Un paese di luci ed ombre che si prepara a ricevere il suo Vescovo senza “effetti speciali”, ma pronto ad accoglierlo nel cammino quotidiano della vita della parrocchia. Illuminanti in proposito le parole di don Sandro: “Sarà il vescovo a profetizzare un cammino che rappresenti il bene di Merine; sarà il Signore a provocare quel fuoco nuovo della Resurrezione che distrugge ciò che è superfluo e fortifica ciò che è essenziale”.
Il centro pastorale, una multiforme struttura in fieri
Il centro pastorale “Don Giovanni Bosco” è la realizzazione di un sogno iniziato dai parroci precedenti e portato avanti “con coraggio e l’appoggio generoso della popolazione” dal parroco don Alessandro D’ Elia. “L’obiettivo – spiega con dovizia di particolari Paola Perrone, entusiasta e impegnata catechista- è la formazione di una nuova coscienza di appartenenza e partecipazione responsabile, attraverso una ristrutturazione architettonica e ambientale”. Vari lavori sono stati realizzati negli ultimi anni dalla dotazione di un manto erboso al campetto di calcio, alla pavimentazione esterna del centro, la ristrutturazione dei locali adibiti a catechesi e altre attività sociali. Sul tetto del centro è stato realizzato “un impianto fotovoltaico” e “un ponticello facilita la circolazione nella struttura”. Dove c’era un giardino incolto ora c’è un rigoglioso parco verde attrezzato e una graziosa Cappella “realizzata dalle mani esperte e laboriose di alcuni concittadini” sul tipo delle case di pietra delle campagne limitrofe, dedicata alla Madonna della Tenerezza. In attesa della nuova chiesa, una grande tecnostruttura accoglie i fedeli durante le celebrazioni più affollate e, all’interno della pineta, c’è un piccolo chalet per incontri, riunioni ed assemblee. “Quando c’è da lavorare insieme– assicura Paola- si superano difficoltà e debolezze umane nella consapevolezza che un grande progetto non può che nascere da cose piccole e semplici, ma vere”.
Lucia Buttazzo















