Pubblicato in: Sab, Dic 21st, 2013

Visita Pastorale/San Sabino/Tra noi per conoscere e amare

DON CARLO SANTORO/DOVRÀ CRESCERE LA DIMENSIONE MISTICA 

Don Carlo, come si è preparata la comunità ad accogliere il Pastore?

Ci siamo preparati, oltre che predisponendo le carte ed i questionari, occasione questa per fare una verifica scritta del cammino della comunità, impegnandoci anche a meritare, per il nostro amore, quella presenza che Gesù ha promesso “dove due o più sono uniti nel suo nome” (Mt 18,20) perché questa “con-soprannaturalità” diventasse il ponte tra noi.

santoro

Ci siamo sforzati di “tirare a lucido” non tanto i pavimenti e le stanze, ma soprattutto i rapporti perché brillasse nella comunità quell’amore reciproco che identifica i discepoli di Gesù. “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35), e, siccome per avere la luce è necessario che due poli si incontrino, abbiamo assicurato al Vescovo in questi giorni quell’amore necessario perché Gesù, il Pastore, gli permettesse di guardarci con il Suo sguardo e gli desse la sua Luce su di noi e, possiamo dire con gioia, che così è stato. 

Quali sono gli obiettivi della Parrocchia dopo questa Visita Pastorale?

Deve crescere ancora di più la dimensione “mistica”. Siamo tanti, e lavo­riamo tanto, ma sarebbe meglio forse lavorare meno ma più uniti, cercare il bene dell’altro gruppo come del proprio, impegnarsi perché chi viene in con­tatto con la comunità possa dire, come si diceva dei primi cristiani, “guardate come si amano!”. Le sfide del prossimo futuro per la nostra parrocchia le ri­troviamo in ciò che Papa Francesco ha detto a tutta la Chiesa nell’Esortazione Evangelii gaudium: “non possiamo più rimanere tranquilli, in attesa passi­va, dentro le nostre chiese. È necessario passare da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria (15).

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La Chiesa “in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano. La comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore (cfr 1 Gv 4,10), e per questo essa sa fare il primo passo, sa pren­dere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi (…). La comunità evangelizzatrice si immette, mediante opere e gesti, nella vita quotidiana degli altri, accorcia le distanze, si abbassa fino all’umiliazione, se è necessario, e assume la vita umana, toccando la carne sofferente di Cristo nel popolo. Gli evangelizzatori hanno così “odore di pecore” e queste ascoltano la loro voce” (24). E tutto ciò vale non solo per i ministri ordinati.

Pagine a cura di Sonia Marulli

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