Visita Pastorale/San Sabino/Tra noi per conoscere e amare
DON CARLO SANTORO/DOVRÀ CRESCERE LA DIMENSIONE MISTICA
Don Carlo, come si è preparata la comunità ad accogliere il Pastore?
Ci siamo preparati, oltre che predisponendo le carte ed i questionari, occasione questa per fare una verifica scritta del cammino della comunità, impegnandoci anche a meritare, per il nostro amore, quella presenza che Gesù ha promesso “dove due o più sono uniti nel suo nome” (Mt 18,20) perché questa “con-soprannaturalità” diventasse il ponte tra noi.
Ci siamo sforzati di “tirare a lucido” non tanto i pavimenti e le stanze, ma soprattutto i rapporti perché brillasse nella comunità quell’amore reciproco che identifica i discepoli di Gesù. “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35), e, siccome per avere la luce è necessario che due poli si incontrino, abbiamo assicurato al Vescovo in questi giorni quell’amore necessario perché Gesù, il Pastore, gli permettesse di guardarci con il Suo sguardo e gli desse la sua Luce su di noi e, possiamo dire con gioia, che così è stato.
Quali sono gli obiettivi della Parrocchia dopo questa Visita Pastorale?
Deve crescere ancora di più la dimensione “mistica”. Siamo tanti, e lavoriamo tanto, ma sarebbe meglio forse lavorare meno ma più uniti, cercare il bene dell’altro gruppo come del proprio, impegnarsi perché chi viene in contatto con la comunità possa dire, come si diceva dei primi cristiani, “guardate come si amano!”. Le sfide del prossimo futuro per la nostra parrocchia le ritroviamo in ciò che Papa Francesco ha detto a tutta la Chiesa nell’Esortazione Evangelii gaudium: “non possiamo più rimanere tranquilli, in attesa passiva, dentro le nostre chiese. È necessario passare da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria (15).
La Chiesa “in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano. La comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore (cfr 1 Gv 4,10), e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi (…). La comunità evangelizzatrice si immette, mediante opere e gesti, nella vita quotidiana degli altri, accorcia le distanze, si abbassa fino all’umiliazione, se è necessario, e assume la vita umana, toccando la carne sofferente di Cristo nel popolo. Gli evangelizzatori hanno così “odore di pecore” e queste ascoltano la loro voce” (24). E tutto ciò vale non solo per i ministri ordinati.
Pagine a cura di Sonia Marulli

















