Pubblicato in: Gio, Apr 18th, 2013

Visita Pastorale/Santa Maria della Pace/L’incontro col Buon Pastore sui sentieri indicati dallo Spirito

Dal 28 al 30 aprile la comunità della zona Borgo Pace in Lecce accoglierà l’Arcivescovo D’Ambrosio per alcune giornate all’insegna della fede, del confronto e della verifica del cammino pastorale fin qui svolto.

La Parrocchia di S. Maria della Pace è stata canonicamente eretta da mons. Francesco Minerva con Bolla di costituzione “Pastora­lis curae sollicitudo…” (vol. V Fal. 54) in data 24 febbraio 1952, redatta dal cancelliere can. Luigi Protopapa. I confini della Parrocchia sono al lato sud: via D’Aurio – Giardino d’Attilio, villa Lecciso; lato nord: Masseria Mendole – Cavalca­via di Surbo; lato ovest: Linea ferroviaria della società Sud – Est; lato est: via vecchia Surbo – Masseria Maddamma. Il primo parroco fu padre Achille M. Manzoni che prese possesso Octavo Idus Maii, Anno vero Salutis 1952.

A padre Achille M. Manzoni, trasferito dall’Abate Generale dei Benedet­tini di Monte Oliveto Maggiore, successe padre Ramiro Capra, nella festa dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo, l’11 maggio 1953. Dall’agosto 1955 al 20 maggio 1956 interregno, cioè sede vacante: il padre Oli­vetano d. Saverino Cartignani in qualità di Economo Curato Spirituale resse la Parroc­chia.

Durante il governo spirituale parroc­chiale dei padri Benedettini Olivetani fu demolita la Muraglia della chiesa costruenda con il desiderio di rifarla ex novo, mutando­ne il progetto; fu iniziata la costruzione per la terza volta della nuova chiesa secondo un progetto veramente imponente ed impegna­tivo mediante un cantiere edile, concesso dal Ministero del Lavoro, con spese del materiale di costruzione e mano d’opera a carico dell’ente gestore Parrocchia che forte di numerose donazioni della N. D. Rachele Guerra poté dare compimento anche al desiderio della stessa benefattrice.

santa maria della pace in costruzione

Il cantiere della chiesa parrocchiale nei primi anni ‘50. Foto d’archivio – collezione privata Fam. Tarantino

Inizialmente, gli stessi padri Benedettini Olivetani insistettero, per realizzare l’opera, nella denominazione della chiesa “Tempio votivo in memoria dei Caduti della Prima Guerra Mondiale 1915/18”, anche se quando sopravvenne la Seconda Guerra Mondiale 1940/45, riconfermando tale denomina­zione, intesero includere anche gli Eroi Caduti della Seconda Guerra Mondiale. In questo modo la zona, precedentemente detta “Masseria Noa” poiché era veramente una masseria: decentrata dalla città, senza vita, senza mezzi di comunicazione, distante oltre 3 km dalla città, de facto prese la nuova e più elegante denominazione di Borgo Pace, scegliendo come Protettrice la Madonna della Pace, in venerazione della quale fu eretta la Parrocchia “S. Maria della Pace”.

Da principio si contavano: 520 abitanti; 108 famiglie, di cui 85 della borgata, 22 nelle masserie e giardini. L’ambiente era molto povero, e i parrocchiani vivevano del lavoro della campagna; pochi coloro che si recavano in città per lavorare nelle fabbriche o per svolgere lavori artigiani. Dopo la benedizione delle Campane i Padri rimasero soli davanti al difficile problema della Costruzione della chiesa.

Purtroppo, la povertà della Parrocchia, la miseria dei parrocchiani, il mancato incoraggiamento di un intervento statale, sebbene ci fosse stato qualche vistoso contributo delle autorità locali, e la mancanza d’intesa tra i membri della piccola Comunità Benedettina in loco dissuasero i padri dall’intraprendere la pur grande iniziativa della costituzione del Tem­pio in memoria dei Caduti, tanto che l’Abate Generale dell’Ordine dei Benedettini di Monte Oliveto credette opportuno ritirare tutti i padri, lasciando così la Parrocchia con il piccolo Monastero all’Ordinario del luogo.

Infatti, il 20 maggio 1956, giorno della Pentecoste, due domeniche dopo la celebrazione del XV Congresso Eucaristico Nazionale, svoltosi a Lecce il 6 Maggio 1956 il sac. Benvenuto Martena in qualità di Economo Curato della Parrocchia, sede vacante ne prese possesso, dopo la partenza dei Padri Benedettini dimissionari. Il nuovo Economo Curato, il primo del Clero Secola­re, ricevette dai Padri Benedettini Olivetani un retaggio alquanto difficile e pesante: rico­struzione morale, religiosa e materiale della Parrocchia stessa.

Christian Tarantino

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