Vita da Cappellano/Nella Polizia di Stato, accanto agli Agenti servizio di prossimità
A colloquio con Don Antonio Sozzo, Assistente Spirituale presso la Questura di Lecce.
“Accanto agli agenti, agli uomini e alle donne della Polizia per le loro necessità spirituali o per vicinanza morale, di accompagnamento, di incoraggiamento”.
Momenti professionali impegnativi, coinvolgenti sul piano umano ed oggettivamente difficoltosi sono vissuti ogni giorno da uomini e donne della Polizia di Stato. È per loro importante la presenza, pur se discreta e nell’ombra, di un assistente spirituale, quale persona amica, a cui fare riferimento, su cui poter sempre contare. Ci offre la sua testimonianza don Antonio Sozzo, Cappellano della Polizia di Stato di Lecce.
Don Antonio, come è designato un Assistente spirituale della Polizia di Stato?
La Polizia, fino a quando era un Corpo militare, aveva Cappellani militari propri, come l’Esercito, la Guardia di Finanza, i Carabinieri. Nel momento in cui è stata smilitarizzata, sono stati rimossi i Cappellani, lasciandone solo alcuni nelle scuole e negli Istituti di Istruzione. Poi, il Governo Italiano, a seguito dell’Accordo di Revisione del Concordato ha chiesto il reintegro dei Cappellani nella Polizia. Però, essi non sono Forze dell’Ordine né sono Cappellani militari. Questi ultimi fanno parte del grado dei militari, mentre il Cappellano della Polizia non è inserito nell’Arma. In ogni Provincia fu chiesta la nomina di un assistente spirituale per ogni Questura. Anche al nostro Vescovo fu chiesto che nominasse un Cappellano e fui designato. Sono in carica dal 2007. Non c’è una data di scadenza del mandato.
In cosa consiste l’assistenza spirituale?
È un ministero di “prossimità”, cioè di essere accanto agli agenti, agli uomini e alle donne della Polizia per le loro necessità spirituali o per vicinanza morale, di accompagnamento, di incoraggiamento. La Polizia fruisce anche del servizio di psicologi, poiché i poliziotti hanno in dotazione l’arma e, pertanto, il Corpo di Polizia cura di avere persone equilibrate e di giudizio. Lecce è una città di Provincia, gran parte dei poliziotti sono originari di queste zone, hanno famiglia nei paesi della nostra provincia, il riferimento spirituale è il loro parroco, ma nei grandi centri urbani, Milano, Torino, Roma, in cui tanti poliziotti giovanissimi vengono mandati per svolgere un servizio d’ordine, la presenza di un Assistente spirituale è ancora più importante.
Il bisogno di Assoluto è presente nei poliziotti?
C’è da parte di tutti un grande rispetto per il ruolo del Cappellano, perché sanno che è presente per qualsiasi ragione: da chi ha bisogno di documenti della Curia a chi ha un problema di salute o di malattia nella propria famiglia e chiede un conforto spirituale. Ci sono alcuni che hanno dimestichezza con la fede e altri no, ma tutti sono contenti che il Cappellano stia con loro. Quindi per il Cappellano è una strada in salita per conquistarsi la fiducia, il rispetto e la confidenza del poliziotto. Sì, molto è basato su quanto riesci a costruire nel rapporto con le persone.
Cosa significa incoraggiarli nella “pedagogia della volontà”, cioè nell’allenamento al sacrificio e alla rinuncia, per formarsi un carattere saldo con l’educazione alla fortezza interiore, per non cedere alla pigrizia, per essere fedeli alla parola e al dovere?
Non c’è bisogno di incoraggiarli, lo fanno e lo sanno. Il Questore è un uomo che per il suo incarico e la sua responsabilità vive lontano dalla famiglia, è di stanza in una città per 2-3 anni, poi viene trasferito e la sua famiglia rimane nel luogo di origine o dove i componenti lavorano e vivono. Il semplice poliziotto che fa il turno alle volanti o alla squadra mobile o alla polizia stradale conduce un’esistenza disagiata, perché talvolta notturna, sempre pericolosa, senza conoscere precisamente l’ora di rientro a casa e le famiglie sono coinvolte in questo iter, per cui l’impegno è tanto, così il disagio, i soldi sono pochi rispetto al lavoro compiuto. Ma il poliziotto già sa tutto ciò. Un ragazzo che entra nell’Arma ne è consapevole sin dall’inizio.
Diceva il Papa: “Siate lieti di servire Cristo e l’umanità come Cappellani Militari, imitando Gesù che ricolmò di grazia e amicizia anche il centurione romano”. Come lo commenta?
Nel Vangelo i soldati sono nominati spesso e generalmente sono personaggi positivi: dal centurione che riconosce Gesù come Figlio di Dio a coloro che pur essendo pagani chiedono miracoli. Gesù è sempre stato molto disponibile nei loro confronti.
Quali celebrazioni si riferiscono precipuamente al Corpo di Polizia?
La messa per i Caduti in servizio il giorno della loro morte o uno concordato con i familiari; a novembre la messa per tutti i defunti della Polizia; il precetto prima di Natale e Pasqua; a maggio-giugno la benedizione degli uffici della Questura; la messa il 29 settembre per il protettore S. Michele Arcangelo con il Vescovo e i politici. Tra tutte queste celebrazioni le più importanti e significative, a mio avviso, son quelle per i caduti nell’adempimento del loro dovere perché esprimono la vicinanza della Polizia alle famiglie dei caduti.
SAN MICHELE ARCANGELO, IL SANTO PATRONO
La Chiesa festeggia il 29 settembre gli Arcangeli San Michele, San Gabriele e San Raffaele. Il primo è anche Santo Patrono della Polizia di Stato, da sempre considerato il difensore della giustizia. Il suo nome in ebraico Mi-ka-El significa: Chi è come Dio? L’Arcangelo Michele appare nel Libro di Daniele come principe celeste e protettore di Israele. Nel Nuovo Testamento (capitolo 12° del libro dell’Apocalisse) viene presentato come avversario del demonio, vincitore dell’ultima battaglia contro Satana e i suoi sostenitori, l’artefice della caduta degli angeli ribelli.
Il suo culto, originatosi probabilmente in Oriente, si diffuse in Occidente dopo una sua apparizione sul Monte Gargano in Puglia, nel tardo V secolo. Per i Cristiani l´Arcangelo è considerato il più potente difensore del Popolo di Dio, del bene contro il male. Ed è proprio per questi motivi che, con un Breve Apostolico Pontificio del 29 settembre 1949, Papa Pio XII proclamò ufficialmente S. Michele patrono e protettore della Polizia per la quotidiana lotta che il poliziotto combatte quale impegno professionale e vincolo d’onore al servizio dei cittadini per garantirne l’ordine e l’incolumità, nonché la costante vigilanza su tutte le cose.
Servizio a cura di Sonia Marulli




















