Pubblicato in: Ven, Giu 7th, 2013

Viaggio tra le Professioni/Vita da…Dirigente Scolastico: Tanta fatica scarso profitto

Un mestiere  sempre più complesso e difficile tant’è che ha indotto alcuni  alla decisione  di tornare  a insegnare. 

Una notizia dello scorso 26 maggio, riportata da un mensile di settore, La tecnica della Scuola, offre lo spunto per l’analisi della professione che analizziamo in questo numero. Fare il Dirigente Scolastico. Simpaticamente in una riunione di dirigenti scolastici era capitato di sentire l’affermazione che la professione del dirigente scolasti­co era “come il matrimonio: chi c’è dentro vuol uscir fuori, chi è fuori vuol entrare dentro”.

Di certo il me­stiere del dirigente scolastico si fa sempre più complesso e difficile: è questo che ha indotto alcuni dirigenti che assunto l’incarico nel settembre scorso hanno già deciso di tornare ad insegnare a partire dall’inizio del prossimo anno scolastico. Una notizia al momento ufficiosa, ma molto attendibile per la credibilità della fonte e tutto sommato per nulla inattesa: già la scorsa estate, infatti, si erano verificate alcune rinunce di docenti che superato il concorso , pur essendo utilmente inseriti nella graduatoria finale, non avevano accettato l’incarico.

In Piemonte, riferisce sempre La tecnica della scuola, si era anzi verificato un caso clamoroso: una concorrente colloca­ta nei primissimi posti della gradua­toria aveva preferito continuare ad insegnare nel suo liceo di provincia. Adesso – stando alle prime notizie – una decina di neo-dirigenti avreb­bero deciso di tornare in cattedra; 4 o 5 casi si segnalano nel Veneto e un paio nel Lazio. Ma anche in altre regioni del nord potrebbero esserci casi analoghi. Il fenomeno potrebbe essere legato soprattutto alle dimensioni delle scuole affidate ai neo-dirigenti che non si aspetta­vano di trovarsi di fronte a problemi gestionali e amministrativi di tale complessità.

Nel Veneto, in partico­lare, le rinunce riguardano per lo più dirigenti assegnati a istituti compren­sivi provenienti dalla scuola superio­re. Quanto sta accadendo dovrebbe però far ripensare almeno in parte alle attuali modalità di reclutamen­to e di assegnazione dei dirigenti scolastici. Fino al concorso espletato e giunto a conclusione nel 2006 il percorso era articolato in due settori riservati al I e al II ciclo di istruzione; a ciascun settore si accedeva in re­lazione alla cattedra di provenienza.

Il meccanismo faceva sì che ciascu­no avesse, a scelta, la possibilità di concorrere per quel tipo di dirigenza che sentiva più propria, anche solo semplicemente fondata sulla propria esperienza di insegnamento di anni. Con gli ultimi concorsi le modalità sono cambiate e le graduatorie sono uniche con risultati non sempre positivi. Un’altra delle motivazioni alla radice delle scelte così radicali di taluni candidati potrebbe essere anche il sostenere l’eccessivo carico di lavoro legato molto spesso più a dimensioni assolutamente lonta­ne dalla gestione delle relazioni educative e umane.

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