Pubblicato in: Dom, Feb 12th, 2012

Vite al freddo…Ma qualcuno trova posto all’Idria

“Il gelo uccide, a volte. A Lecce, la stazione di notte è un rifugio quasi sicuro per decine di ‘senza fissa dimora’. Raccolgono il loro cielo in una stanza e lì trascorrono le ore della notte. Quelle più rigide. Comunque al freddo. Qualcun altro trova posto in un vagone abbandonato sui binari fuori uso. Altri, solo qualche decina però, bussano al dormitorio della Caritas, dove trovano il calore e l’accoglienza di volontari che offrono un po’ di cuore oltre ad un letto con le coperte”.

 Il rapporto sulla povertà pubblicato dalla Caritas di Lecce appena un mese fa, ha messo in evidenza un disagio sociale che appare sempre più diffuso anche nella nostra cittadina. La precarietà lavorativa e il progressivo chiudersi in se stessi, sono tra le cause che accentuano, fino ad esasperare, le quotidiane difficoltà economiche nel far fronte al proprio sostentamento. Con l’arrivo dell’inverno, poi, tra le incessanti piogge e la morsa del gelo che rendono invivibile ogni pertugio della città, riemerge prepotentemente l’emergenza abitativa… quasi un lusso per chi, da anni, è abituato a dormire all’addiaccio!

Conscia di questa triste situazione, il 27 settembre scorso,la Caritas Diocesanaha aperto le porte della nuova Casa di Accoglienza Emmaus di Lecce, pressola Chiesa dell’Idria, coordinata dal parroco Paolo Maniglio, dal diacono Carlo Mazzotta e da un cospicuo gruppo di volontari che ogni giorno si alternano per garantire agli ospiti un’adeguata accoglienza. «Tale servizio – tiene a precisare il responsabile della struttura – non si limita ad offrire un posto dove dormire, ma si impegna al reinserimento dei suoi ospiti nella società, attraverso attività di vario genere, laboratori, accompagnamento nelle pratiche legali e burocratiche, e sostegno nell’ambito scolastico per i più giovani».

Al Dormitorio dell’Idr ia sono soprattutto i rifugiati che chiedono asilo, fuggiti da persecuzioni, violenze e situazioni difficili. Inquilini di questa casa, al momento, sono quindici uomini, più o meno giovani, provenienti da Afganistan, Senegal, Tunisia, Nigeria, Ghana, Sierra Leone e Romania; diversa l’etnia, diversa la nazionalità, ma accomunati dal desiderio di una solidarietà concreta che dia loro, non solo carità e comprensione, ma anche la possibilità di un futuro da cittadino.

 

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