Vittorio Bodini… L’incantesimo continua a cent’anni dalla nascita
Liceo Classico Palmieri/Un Convegno sul Poeta Salentino.
“Il buio, // quanto è lungo nel Sud! Tardi s’accendono // le luci delle case e dei fanali”. Nel descrivere lucidamente le condizioni della sua terra in questo passo tratto dalla raccolta Foglie di tabacco, certamente Vittorio Bodini non immaginava che la coltre dell’oblio avrebbe avviluppato il suo ricordo nello stesso modo in cui il buio s’attorcigliava al suo Sud, e che le luci della ribalta letteraria si sarebbero accese ben tardi per lui. Strano e beffardo il destino che ha colto questo geniale poeta e scrittore, emblema del Salento e della ‘salentinità’, per decenni ignorato come artista e per così dire relegato alla sua pur straordinaria attività di ispanista. Ad un secolo dalla sua nascita, il 6 gennaio del 1914, il Liceo classico “Giuseppe Palmieri” di Lecce (frequentato dal poeta tra il 1928 e il 1933 prima dell’espulsione) ha inteso rendergli omaggio con una mattinata di studio tenutasi il 21 ottobre 2014 presso l’Aula magna dell’istituto seguita da una folta e sempre attenta rappresentanza di studenti dell’ultimo anno. Il convegno, introdotto dalla dirigente scolastica, prof.ssa Loredana Di Cuonzo, si è aperto con la proiezione del docu-film Viviamo in un incantesimo del regista Giuliano Capani, selezionato al Festival del Cinema Europeo, che offre uno spaccato tra storia e suggestioni visive della Lecce della prima metà del Novecento, descritta da Bodini.
È seguito l’intervento del prof. Antonio Lucio Giannone, ordinario di letteratura italiana contemporanea presso l’UniSalento, profondo conoscitore dell’autore nonché curatore di raccolte di prose e racconti bodiniani tra i quali si ricordino almeno Barocco del Sud e il Corriere Spagnolo, per i tipi di Besa. Il prof. Giannone ha presentato un romanzo postumo incompiuto denominato dal critico D. Valli Il fiore dell’amicizia, ponendo l’accento sulla formazione e sulle esperienze giovanili rilevanti di Bodini con particolare attenzione alla genialità e al carattere poco incline al rispetto delle regole del “mocciosetto”, come venne definito su “Il Corriere del Salento”, poiché ebbe l’ardire di contestare M. Russo, un professore di liceo milanese, nell’ambito di una querelle su Giosuè Carducci. Il prof. Giannone ha illustrato i caratteri principali de Il fiore dell’amicizia, definendolo una bildungsroman (ovvero romanzo di formazione) a tinte fortemente autobiografiche, un romanzo che di fatto segna l’ingresso di Lecce nella geografia letteraria nazionale. La prof. Sonia Schilardi, docente di letteratura italiana presso il Liceo classico Palmieri, nel secondo intervento della mattinata, ha proposto una lettura critica della prima raccolta di Vittorio Bodini, La luna dei Borboni (1952) attraverso la storia del testo, i temi, i modelli, la strumentazione retorica. Di notevole interesse per gli studenti la scoperta che Bodini abbia operato una fusione tra barocco leccese e barocco romano per giungere alla definizione di barocco come condizione esistenziale. Il convegno si è svolto tra il notevole interesse generale soprattutto per il vivo desiderio di allievi e insegnanti di (ri)scoprire e di ridare la gloria meritata ad uno dei maggiori interpreti della terra salentina di certo una delle figure più poliedriche, geniali e anticonvenzionali del Novecento italiano. Semplicemente Vittorio Bodini, artista salentino che più di tutti ha passionalmente amato e odiato il Salento.
Jacopo Candido

















