Volontario al 118/Un appello ai giovani: questo servizio rende più ricchi dentro
La storia e l’esperienza di Roberto Montedoro. Da sette anni al servizio delle urgenze.
Oggi il volontariato costituisce una forte esperienza umana e sociale che impegna nel nostro territorio persone e associazioni di diversa cultura e ispirazione. Il cristiano, nella stragrande maggioranza dei casi, sente insito dentro di sé il desiderio di aiutare il prossimo ed è questo il caso di Roberto Montedoro, 49enne, volontario al 118 da ben sette anni. Ne raccogliamo la testimonianza.
Roberto Montedoro, che cosa puoi dirci delle quotidiane difficoltà di intervenire rapidamente nonostante l’intenso e a volte disordinato traffico della “giungla urbana”?
Il traffico è certamente una concausa di numerosi incidenti. Guidare è sempre un rischio anche per il guidatore più provetto, spesso in alcuni centri urbani non sono poche le difficoltà che i soccorsi riscontrano, inoltre ancora oggi non sono molti i percorsi che facilitano la questione del soccorso; comunque si può contare sempre sugli automobilisti che al suono della sirena, si accostano al limite della strada e cercano di coadiuvare e facilitare l’intervento di aiuto. Per contro, ogni tanto, si trova anche quell’automobilista che non ci lascia passare… Ad ogni modo, cerchiamo, per quanto possibile, di esse re sempre tempestivi e di giungere al più presto sul luogo designato.
Come venite accolti quando giungete sul posto dove prestare soccorso?
La gente non vede l’ora di vederci arrivare, soprattutto quando succede che l’ambulanza ritardi, perché tutte quelle vicine al luogo dell’incidente o del problema e sono già impegnate e perciò deve essere chiamata un’ambulanza da un altro centro, magari lontano. Certamente sarebbe opportuna una rete capillare maggiore e, a questo proposito, pare ci sia qualche nuova iniziativa.
Certamente l’emozione avrà avuto un ruolo forte nella tua esperienza. Nel tempo, hai imparato a migliorare il controllo delle tue apprensioni e turbamenti?
Rispetto alla prima volta, riesco a dominare meglio l’emozione. Talvolta, in situazioni gravi, bisogna essere necessariamente forti per la buona riuscita dell’intervento. Siamo consapevoli che l’azione del soccorso non è un gioco, ma un impegno a 360 gradi che non va preso alla leggera. E, poi, ogni caso ha le sue peculiarità.
C’è una buona collaborazione tra le diverse Forze dell’Ordine e il 118, soprattutto per quanto concerne gli incidenti stradali?
Sì, la prima chiamata di soccorso sanitario è di competenza del 118; poi, dalla descrizione del fatto accaduto si ha un primo quadro della situazione e delle persone che si trovano in stato di emergenza.
La tua esperienza in questi anni ha arricchito la tua umanità?
Senza dubbio. Più passano gli anni e più quest’esperienza incrementa la sensibilità della persona e, come un termometro, posso misurare l’indice del mio profondo appagamento di solidarietà, che anzi è sempre crescente. Inoltre, coloro che svolgono tale tipo di volontariato hanno, altresì, l’opportunità di collaborare con importanti organizzazioni di volontariato come la Caritas; è auspicabile che tale collaborazione si rafforzi sempre di più.
C’è un messaggio che, in base alla tua esperienza, vorresti rivolgere alle giovani generazioni?
Dico sempre a tutti i giovani di non scoraggiarsi di fronte alle prime difficoltà. Molto spesso i ragazzi avvertono la chiamata a questo tipo di servizio umanitario, ma alla prima esperienza si bloccano, non riuscendo a superare la drammaticità delle emergenze. Bisogna affidarsi e lasciarsi accompagnare e guidare, come è stato per me agli inizi, da chi è più anziano ed esperto.
Dopo questi anni di servizio al 118, tendi ad apprezzare di più la vita e a darle maggior valore?
Sì, certamente. Ho sviluppato maggior prudenza anche nella guida, perché non posso evitare di ripensare a quanta gente ho dovuto soccorrere a causa di un incidente stradale, spesso causato da distrazioni di vario genere. Occorre cautela. La vita è troppo bella.
Alessandro Martena
















