Web e Carta Stampata: All’Estero ci amano davvero
Salento in the world/Giornali che parlano di noi.
Il Salento, da sempre terra di passaggio dei popoli alla ricerca di conquiste o di fortuna, oggi è terra di mèta per turisti e vacanzieri provenienti da tutto il mondo. In realtà, però, sono gli americani che cominciano ad affollare le nostre spiagge e viuzze cittadine, incitati sia dal passaparola dei social network, sia da una incessante e instancabile promozione che loro stessi fanno al nostro territorio. Già l’anno scorso, la giornalista Danielle Pergament del New York Times, elogiava la Puglia in versione “invernale”, con pochi turisti, un ottimo clima e un’altrettanta ottima cucina e con la pace e la tranquillità che solo le masserie salentine sanno regalare a chi vuole “staccare la spina” della vita frenetica e stare più a contatto con la natura.
Quello che attira di più, però, è, ovviamente, la cucina, che gli americani usano chiamare “dei poveri” perché composta essenzialmente dai prodotti della terra, quasi sempre a chilometro “0” e che sono capaci di soddisfare anche i palati più esigenti. Ecco, quindi, che su internet “fioccano” i siti che parlano del buongusto salentino, spesso accompagnato dalle ricette originali, con annessi corsi specializzati per insegnare a cucinare alla “salentina” le focacce di patate, i legumi, le polpette e le erbe dei campi.
Il primo ingrediente che preferiscono? La convivialità, un elemento fondamentale per noi nel consumare i pasti, ma non per loro, abituati ad una vita molto più frenetica della nostra. Si, perché i salentini, sono ormai famosi per la loro immancabile “siesta”, un particolare che non è sfuggito al nostro ultimo visitatore, il giornalista Seth Sherwood, il travel reporter del New York Times ,che, ha scritto un articolo fiume sul Salento e, in particolare sulla città di Lecce, citandone luoghi e prezzi, affascinato dal barocco, dalla cucina, dagli alimenti tipici (come il pasticciotto e il caffè in ghiaccio con il latte di mandorla).
Ha paragonato la facciata di Santa Croce ad un dipinto di Hieronymus Bosh, esaltandone la ricchezza di particolari ed elencandoli tutti (ma proprio tutti!) nel suo diario di viaggio. “I Leccesi – ha scritto – adorano la loro siesta […] ma tu non disperare, prendi l’autobus n. 32 e recati alla marina di San Cataldo, a circa sei miglia di distanza”. Chissà se il famoso e pluriacclamato giornalista statunitense non sia stato attirato dalla bellezza dei nostri luoghi visibili a Times Square. Si, perché per ben tre mesi, nella piazza più famosa d’America, erano visibili immagini delle località leccesi, con un solo invito: “visit Salento!”. Non c’è che dire: ha funzionato!
Eugenia Quarta
















