Pubblicato in: Sab, Feb 9th, 2013

XXI Giornata del Malato nell’Anno della Fede/Attenti a chiunque è ferito

IL SANTO PADRE/“Momento forte di preghiera, di condivisione, di offerta della sofferenza per il bene della Chiesa”.

Patini Teofilo, Il buon Samaritano, 1859

“VA’ E ANCHE TU FA’ LO STESSO”/Come il Buon Samaritano, attenti nei confronti di chi soffre nel corpo e nello spirito: ciò vale non solo per gli operatori sanitari e per i volontari ospedalieri, ma per ciascun cristiano.

Da ventuno anni l’11 febbraio, data in cui la Chiesa fa Memoria della Beata Vergine di Lourdes, il Papa invia un suo messaggio ai malati, ai sofferenti, agli operatori sanitari, ai fedeli e a tutte le persone di buona volontà, affinché questa giornata, stabilita dal Beato Giovanni Paolo II come Giornata Mondiale del Malato, divenga “momento forte di preghiera, di condivisione, di offerta della sofferenza per il bene della Chiesa e di richiamo per tutti a riconoscere nel volto del fratello infermo il Santo Volto di Cristo”.

Il messaggio del Santo Padre quest’anno propone una riflessione sulla figura emblematica del Buon Samaritano. Nella parabola, tratta dal Vangelo di san Luca, medico egli stesso e patrono dei medici cattolici, Gesù vuole far comprendere l’amore di Dio verso ogni persona, amore ancor più grande se questa persona si trova, nella malattia, nel dolore, nella sofferenza.

Contemporaneamente la parabola indica a tutti i discepoli di Gesù l’atteggiamento da mantenere verso gli altri soprattutto se si presentano bisognosi di cure. Lapidarie, infatti, le parole conclusive: “Va e anche tu fa lo stesso”. Prendendo a modello il Signore e mantenendo con Lui un’intensa relazione fatta di preghiera, il cristiano, come il Buon Samaritano, è concretamente attento nei confronti di chi è ferito nel corpo e nello spirito, anche se sconosciuto e privo di risorse; ciò vale non solo per gli operatori sanitari ma per ciascun cristiano.

Benedetto XVI desidera inserire la XXI Giornata Mondiale del Malato nel percorso dell’Anno della Fede e sollecita le comunità ecclesiali a farla divenire un’occasione propizia per intensificare il servizio della carità: per essere ciascuno buon samaritano verso l’altro, verso chi ci sta accanto.

Il Pontefice addita quindi, quali esempi di samaritani pietosi, alcune figure di donne e uomini che nella vita della chiesa hanno saputo farsi strumento dell’amore di Dio per i malati più poveri e abbandonati (Raoul Follereau e Madre Teresa di Calcutta) ma anche le storie di chi ha vissuto la sofferenza in unione alla passione di Gesù e ha saputo trasformare il dolore in vero e proprio servizio missionario (S. Teresa di Lisieux e S. Anna Schaffer) e infine il modello di chi avvertiva forte l’importanza della preghiera con e per gli ammalati e i sofferenti (L. Novarese).

Tutti loro hanno certamente tratto spunto dal Vangelo in cui emerge “la figura della Beata Vergine Maria, che segue il figlio sofferente fino al supremo sacrificio sul Golgota”. “Ella non perde mai la speranza nella vittoria di Dio sul male, sul dolore e sulla morte, e sa accogliere con lo stesso abbraccio di fede e di amore il Figlio di Dio nato nella grotta di Betlemme e morto sulla croce”.

                                                                                                                   Gialma Carlà

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