Zavattaro racconta il “suo” Bergoglio
A colloquio con Fabio Zavattaro, Vaticanista Rai. A Lecce per presentare il libro su Papa Francesco
“SARÀ UNA RIVOLUZIONE IN STILE BERGOGLIO”
“Francesco sta facendo una rivoluzione, fatta di gesti e di parole, di semplicità e di profondità”.
Verrà a Lecce il prossimo 24 giugno a presentare il suo nuovo libro “Fratelli e sorelle, buona sera. La vita, le parole e le scelte di Papa Francesco”. Fabio Zavattaro è un volto familiare perché è il Vaticanista di punta del Tg1, la voce e il volto di tutte le dirette che raccontano la vita del Papa e della Chiesa sull’ammiraglia della Rai.
Sarà ospite dell’Arcivescovo D’Ambrosio alle 19, nel chiostro dell’antico seminario di Piazza Duomo per parlare del libro ma soprattutto den nuovo Pontefice. L’iniziativa si inserisce tra gli eventi dell’Anno della fede ed è stata promossa e realizzata dall’Associazione culturale IterArte. In attesa di incontrarlo nel Salento, lo abbiamo intervistato.
Dott. Zavattaro, Umberto Folena ha scritto su Avvenire che il suo “è veramente un libro tutto su Papa Bergoglio”. Ci presenta brevemente l’opera?
Ho cercato di raccontare il primo mese di insediamento del Papa attraverso i suoi gesti e le sue parole e rintracciando le radici in ciò che Jorge Mario Bergoglio affermava già da Arcivescovo di Buenos Aires, e, prima ancora, da sacerdote: per dare una sorta di prospettiva al suo pontificato.
E cosa ha scoperto?
Innanzitutto la continuità. Ciò che oggi mostra Papa Francesco è la continuazione naturale di ciò che aveva già fatto come Arcivescovo, soprattutto nel modo di rapportarsi con le persone. Un esempio è stata la sua scelta, da Papa, di andare a incontrare i ragazzi del carcere minorile di Roma, un gesto che, già da Arcivescovo aveva fatto nella sua terra natale.
Una continuità che acquista ancora più significato nella presenza di un uomo semplice, un “cartonero”, seduto sul sagrato di Piazza San Pietro, il giorno dell’insediamento di Bergoglio, nel settore riservato alle autorità ospiti. Vedere un uomo che ordinariamente, nella vita, raccoglie i cartoni lungo le strade di Buenos Aires insieme ad ambasciatori, primi ministri e presidenti non è una cosa di tutti i giorni, ma è un gesto che Francesco ha nel suo DNA, oserei dire, da quando era un giovane sacerdote.
Come ha raccolto le notizie?
Non mi sono potuto recare in Argentina poiché, trattandosi di un istant book, il tempo a disposizione per la realizzazione era limitato e, di conseguenza, non c’era la possibilità di fare tutti quegli approfondimenti che avrei voluto. Mi sono, quindi, basato sui suoi discorsi e sui libri che raccontano la sua missione da Arcivescovo e soprattutto quel libro-dialogo con il rabbino di Buenos Aires, Abraham Skorka, che è una miniera di informazioni proprio perché i due si sono liberamente confrontati e hanno liberamente dialogato su tutti i temi più caldi, se così possiamo definirli.
Mi sono poi basato su tutto ciò che ruotava attorno alla persona di Papa Francesco come le parole che venivano dall’Argentina come le polemiche sulla vicenda dei desaparecidos, e soprattutto sulle parole di un giornalista argentino che manifestava la presunta “latitanza” dell’allora arcivescovo Bergoglio. In realtà, successivamente, si è visto che la sua non era latitanza, poiché Bergoglio lavorava in silenzio, ma lavorava alacremente.
Da vaticanista di vecchia data, si è già fatto un’idea di quale tipo di cambiamento il Papa voglia adottare per la Chiesa?
Si intravedono già quali siano le scelte e le sfide del Pontefice, una fra tutte quella di dare una nuova forza alla Chiesa, ultimamente indebolita dalle scottanti questioni della pedofilia e di Vatileaks. Francesco è e sarà un Papa rigoroso su questi temi, ma è anche un Papa che parla di perdono, di misericordia e di Chiesa povera per i poveri.
È un Papa che nelle sue omelie a Santa Marta fa capire chiaramente quale sarà il suo stile di Pontificato, cioè un Pontificato aperto all’uomo e alle difficoltà che si trova a vivere sia nelle questioni economiche sia dal punto di vista degli affetti. Un Papa che vuole cambiare la fisionomia rigida della Chiesa, dandole una dimensione più aperta, che va più alle periferie del mondo e dell’umanità piuttosto che restare una Chiesa rigida.
Ma sarà una rivoluzione?
Sicuramente si, poiché ogni Papa porta il suo contributo. Guardando in retrospettiva, Paolo VI, un papa troppo presto dimenticato, ha dato uo molto importante. Papa Luciani, nei suoi trentatré giorni, ci ha abituato ad un Pontificato che richiama molto quello di Francesco: la semplicità e la parola non accompagnata da testo scritto per aiutare la riflessione dei fedeli.
Wojtyla è stato un terremoto nei suoi quasi ventisette anni di Pontificato ha davvero cambiato non soltanto lo stile della Chiesa, ma ha contribuito a cambiare il volto dell’Europa, del Vecchio continente. Benedetto ha fatto una rivoluzione più silenziosa, se vogliamo, che è una rivoluzione culturale, attenta ai contenuti e ai temi di una Chiesa che deve guardare al Vangelo. Francesco sta facendo una rivoluzione, come dicevo, fatta di gesti e di parole, di semplicità e di profondità.
















