Bruno Tognolini: “I bambini di oggi vogliono adulti che raccontino qualcosa di bello”
I personaggi delle fiabe moderne sono ancora quelli classici o si sono evoluti?
Sono quelli classici nelle fondamenta, per cui c’è sempre il giovane, che è portatore di innovazione per la sua comunità e che per questo spesso è ostacolato. Ci sono sempre gli antagonisti, che sono gli anziani o altri giovani e che lo ostacolano per pigrizia e conformismo o per competizione sleale. C’è l’antagonista selvaggio. Questi personaggi si sono però evoluti. Ad esempio il vecchio mago può essere rappresentato dallo scienziato malvagio. Ci sono dei mascheramenti riadeguati all’oggi. Ad esempio, oggi in pochi paesi esiste un re, mentre nelle fiabe spesso è presente un re. Ciò perché quando queste fiabe sono state scritte esistevano dei re reali. Oggi, se un bambino vede un re in una fiaba, difficilmente lo ricondurrà all’attuale re di Spagna. I personaggi si sono evoluti per assomigliare maggiormente al mondo reale, ma alla basa sono gli stessi delle fiabe tradizionali.
Einstein diceva “Se volete che vostro figlio sia intelligente, raccontategli delle fiabe; se volete che sia molto intelligente, raccontategliene di più”. È d’accordo col celebre fisico?
assolutamente incantevoli. Al di là del supporto è importante nutrirsi di storie, perché anche quella è una forma di intelligenza, che aiuta a comprendere ciò che ci succede. Le storie addestrano all’autonarrazione che è fondamentale. Cioè la capacità di raccontare a se stessi ciò che ci sta succedendo. Spesso se qualcosa è troppo vicina a noi non riusciamo a vederla, mentre possiamo riconoscerci in una storia, e ciò può aiutarci a prendere una decisione con più respiro. Questa sicuramente è intelligenza.
È vero che le fiabe possono contribuire a educare la mente, come sosteneva Gianni Rodari?
Si. La fiabe contribuiscono ad educare la mente nel senso di renderla adatta alla vita e quindi ad affrontare i suoi problemi.
Che ricordo conserva delle fiabe nella sua infanzia?
Non tantissimi. Ho il ricordo di uno zio. La figura dello zio è particolare, quasi un adulto in prestito che può essere diverso dagli adulti che sono responsabili dell’educazioni e che spesso possono essere tedianti. Questo zio era divertente, fantasioso e avventuroso e ci raccontava delle storie inventate. Queste storie facevano morire dalle risate me, i miei fratelli ed i miei cugini. Probabilmente anche la mamma ci ha raccontato qualche storia, ma per motivi misteriosi non le ricordo. Poi sono arrivati i libri, che sono stati il mio principale nutrimento.
C’è un insegnamento proveniente dalle fiabe che porta ancora con se?
Ci sono, ma sono saltati fuori alla fine, dopo tanti anni. Quando i bambini mi chiedono se volessi diventare scrittore sin da bambino, faccio loro l’esempio di Giovannino che fece il fagottello partì in cerca di fortuna. Giovannino non sentì il momento di diventare cavaliere o mago, ma il momento di cercare fortuna. La fiaba ti spinge avanti verso un ampio raggio di possibilità senza precisarle, ma tutte nella fortuna e cioè in qualcosa di bello. Se si leggono le fiabe con gli occhi di ciò che ci è successo nella vita, possiamo riconoscere noi stessi.
Quale è la sua fiaba preferita?
La prossima. Quando i bambini mi chiedono quale, tra le mie opere, sia la mia preferita, io dico sempre la prossima che devo ancora scrivere. Mi piacciono tutte le mie opere ma quella più bella, la numero uno, la devo ancora scrivere. Quindi forse la mia fiaba preferita la devo ancora leggere. Ho letto tante storie, ed è come se tutte si fossero mescolate assieme formando un libro collettivo, una storia gigantesca sfaccettata che è fatta da tutte queste storie messe insieme. Quella è una storia stupenda.
A cura di Giovanni Mangiullo